DARK DAYS, Sula Bassana

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DARK DAYS, Sula Bassana

I giorni bui sono quelli che viviamo noi. Giorni di divisione nei quali il nostro nemico è colui che se la passa peggio di noi; non ci importa se si tratti del vicino di casa o del migrante che arriva per mare, lo avvertiamo come un pericolo e come tale dobbiamo combatterlo. L’uomo moderno, nella società occidentale, così tecnologicamente avanzata, è, in fondo, profondamente solo, immerso in un’esistenza di oggetti materiali che non possono portare alcun nutrimento alla sua anima.

In un contesto così gelido, sterile ed oscuro, la musica può assumere un ruolo salvifico, può facilitare la ricerca interiore, può contribuire alla crescita spirituale, può favorire uno scambio di idee, di impressioni, di emozioni tra persone diverse ed apparentemente lontane tra loro.

Ciò è ancora più chiaro ed evidente se stringiamo tra le mani un lavoro come “Dark Days”, un disco pervaso da pura energia; da vortici chitarristici intensi; da sonorità che, da un lato, spingono all’azione e, dall’altro, stuzzicano la nostra mente. Musicalmente Sula Bassana, al secolo Dave Schmidt, ha letteralmente trasportato le atmosfere luminose, caotiche, imprevedibili e distorte della London Underground di fine degli anni sessanta nei nostri “dark days” odierni.

I suoni acidi e psichedelici originari sono stati scomposti e disassemblati, immersi nel magma incandescente fuoriuscito da un vulcano stoner rock, in modo tale da dare vita ad un suono nuovo, capace di passare dalle atmosfere più metalliche, decise e pesanti dell’iniziale “Underground” a quelle più ipnotiche, suadenti e meditative di “Arriving Nowhere”.

Un viaggio che vale la pena compiere, senza avere paura di confrontarsi con l’essenza più cruda della propria quotidianità; con l’innocenza che abbiamo perduto nel momento in cui abbiamo rinunciato alla realizzazione dei nostri sogni, in favore di un’esistenza ordinaria, scandita da pensieri, convinzioni e comportamenti che non sono più i nostri, ma che ci vengono imposti dall’alto. Se non siamo più in grado di capire cosa è bene e cosa è male, è perché hanno zittito le nostre coscienze e ci hanno costretti in uno stato irreale di torpore. È il momento, dunque, di aprire davvero gli occhi della mente e riprendere il controllo del nostro viaggio; è il momento di ridestarsi. La musica di “Dark Days”, con la sua dose massiccia di feedback e riverberi, con il suo groove magmatico, con le sue ritmiche incalzanti, con i suoi passaggi lisergici, con le sue distorsioni, può contribuire a riportarci al centro del nostro mondo.   

By | 2018-09-12T06:02:20+00:00 settembre 12th, 2018|MUSICA|0 Comments

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