KRAUTROCKER, Zen Bison

//KRAUTROCKER, Zen Bison

KRAUTROCKER, Zen Bison

C’era uno scatolone lassù in soffitta, pieno di cimeli e gingilli provenienti direttamente dagli anni settanta, gli Zen Bison lo hanno portato con sé, una sera, al club ed hanno deciso di divertirsi un po’, intrecciando quella musica cosmica e spaziale che fa, appunto, riferimento alla scena psichedelica tedesca degli anni settanta con sonorità e stili espressivi molto più attuali.

Il risultato è questo disco, “Krautrocker”, registrato in presa diretta durante un’esibizione, che, di conseguenza, porta con sé tutti i sapori intensi del live, la fatica, il sudore, l’energia straripante e la voglia di sperimentare caratteristica di una jam session. La band tedesca inserisce nelle sue divagazioni sonore elementi stoner ed hard rock, strizzate d’occhio al doom ed all’heavy blues; il risultato è un album che non è mai noioso, un lavoro che si presta a più ascolti e che permette all’ascoltatore di perdersi tra i riff e le distorsioni, lasciando da parte i problemi quotidiani.

Gli Zen Bison danno vita alla loro personale dimensione parallela; un mondo nel quale dominano i colori acidi, le luci calde e la Jimi Hendrix Experience band; un mondo sul quale splende il sole cocente del deserto; un mondo assordante come il metallo pesante; un mondo di morbide melodie blues che vibrano in notti senza né stelle, né luna, nelle quali è possibile trovarsi, all’improvviso, faccia a faccia con il diavolo in persona; un mondo che sta tutto in una stanza affollata di persone, a Rostock, un luogo nel quale la band trasforma magicamente in musica le proprie emozioni, i propri sogni e le proprie delusioni. Emozioni, sogni e delusioni che non sono poi così lontane dalle nostre, in qualsiasi grande città o minuscolo paese noi viviamo. Il terzetto tedesco non inventa nulla di nuovo, ma è capace di trarre il massimo da ciò che sa fare, riuscendo a mantenere pure le proprie motivazioni e trasmetterle così come sono al pubblico. Ed è questa la cosa più bella e profonda del disco; le canzoni sono vere, non c’è finzione, non c’è mero desiderio di emulazione di miti e suoni del passato, ma in ciascun brano sono evidenti, aldilà delle influenze stilistiche, quelle che sono le emozioni, positive e negative, della band. È il loro viaggio, ma può diventare in qualsiasi momento anche il nostro viaggio; dobbiamo soltanto far partire il disco e lasciarci trasportare dalla musica.   

By | 2018-09-14T08:27:24+00:00 settembre 14th, 2018|MUSICA|0 Comments

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