MANKIND WOMAN, Brant Bjork

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MANKIND WOMAN, Brant Bjork

“Mankind Woman”, è l’ultima fatica di quella creatura del deserto che è Brant Bjork; il disco segna un ritorno alle origini, alle sonorità dell’album “Jalamanta”, ma è anche ricco di richiami a suadenti groove funk ed hard-rock tipici degli anni settanta, che vengono sapientemente mescolati alle più classiche atmosfere stoner-rock ed heavy-psych caratteristiche del sound di Brant. Se da un lato è sempre forte ed intenso il richiamo del sole bruciante e maledetto di Kyuss, Fu Manchu e Mondo Generator, dall’altro si avverte la furia devastante di mostri sacri del passato quali i Led Zeppelin, i Deep Purple o gli Who. E così “Mankind Woman” si trasforma all’improvviso in un gioiello ritrovato dei primi anni settanta, il precursore ideale di quei suoni acidi, elettrici, distorti, desertici e psichedelici che sarebbero arrivati anni più tardi.

Non si tratta, però, di una semplice operazione di copia-incolla o ancor peggio di un plagio senza passione, perché Brant Bjork ci mette dentro la sua anima, le sue indubbie doti tecniche, ma soprattutto le sue emozioni viscerali e la sua personalità. Sono questi aspetti che salvano l’album dalla polvere del tempo e che lo rendono un lavoro attuale e non il mero e scontato risultato di un’operazione vintage.

Le rabbiose chitarre psichedeliche e le atmosfere funkeggianti danno vita ad un suono profondo, in grado di scavare nell’indifferenza dei tempi moderni, di penetrare nelle nostre quotidiane corazze di egoismo per riportare fuori, all’aria fresca, i nostri sentimenti più veri. È un disco che, nonostante abbia passaggi più oscuri e pesanti, si pone l’obiettivo di risvegliare i nostri sensi e, di conseguenza, il nostro spirito critico; i continui richiami alle proteste degli anni sessanta vanno contestualizzati ai nostri giorni. C’è un bisogno di una politica vera, una politica che sappia dare risposte ai cittadini e che voglia mettersi al loro servizio, piuttosto che perseguire solo gli interessi di una casta. Abbiamo lasciato che ci distraessero col terrore, ci siamo fatti impaurire ed abbiamo delegato ad altri il controllo delle nostre esistenze. È il momento di riprenderci questo controllo e di costruire un mondo migliore, una società più giusta, un futuro più roseo per le generazioni che verranno. Non è semplice; la musica può sensibilizzare le coscienze, ma non può, da sola, risolvere i problemi; è necessario avere, innanzitutto, la volontà di farlo, il desiderio di non guardare e salvaguardare soltanto il proprio giardino, ma anche a quello dei nostri vicini. Dobbiamo far rivivere quello spirito solidale che ha permesso e favorito il contesto sociale che ha portato alle conquiste civili degli anni sessanta. Ed in questo la musica può dare sicuramente una mano.   

By | 2018-09-21T08:52:12+00:00 settembre 21st, 2018|MUSICA|0 Comments

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