mercoledì, novembre 14, 2018
Il Parco Paranoico

Two Geography, Any Other

Mik Brigante Sanseverino novembre 8, 2018 Dischi Nessun commento su Two Geography, Any Other

Qual è il più grande problema della società occidentale? Senza alcun dubbio, quello della depressione. Tutti, direttamente o indirettamente, siamo costretti, prima o poi, a farci i conti e la cosa può divenire drammatica quando essa investe in pieno i nostri rapporti sentimentali, distruggendoli e portandoli, a volte, verso conclusioni tragiche. Ma “Two, Geography” non è né un disco sulla depressione, né sull’amore, anche se non ha assolutamente paura, né timore reverenziale, ad affrontarli entrambi.

Musicalmente  è un disco eterogeneo, in cui folk, jazz e indie-rock si mescolano in maniera armoniosa. L’indie-rock, però, a cui si fa riferimento non è certo il blando ed inconcludente it-pop attuale, ma quello di derivazione nord-americana nato negli anni novanta, caratterizzato sia da una dimensione domestica e bucolica, che da una urbana e borderline.

Any Other, Adele Nigro, tutti noi, siamo in cerca, quotidianamente, nei piccoli gesti, della nostra identità, del nostro equilibrio esistenziale, della nostra stabilità emotiva. Nonostante la nostra società sia estremamente fluida, caotica e frenetica, l’obiettivo suggerito è quello di prendersi tutto il tempo necessario; di coltivare interessi e rapporti, senza essere estremi, senza essere esagerati. Il disco, però, non eccede verso una eccessiva lentezza, perché i frequenti cambi armonici, i vari strumenti suonati, gli danno una buona dose di imprevedibilità e di dinamismo.

L’album, inoltre, nonostante la produzione 42Records, riesce a mantenere una certa artigianalità originaria, nel senso positivo del termine; vi sono passaggi in cui si respira davvero l’aria della produzione in proprio, della registrazione in presa diretta tra le mura domestiche del proprio studio. Combinando i due mondi si ha un disco ben prodotto, ma contemporaneamente vivo e imprevedibile, con lati più puliti ed altri volutamente più grezzi; un lavoro intimo desideroso di interagire con chiunque incroci il suo cammino. In un contesto esageratamente piatto, come quello attuale, non solo musicalmente, ma anche dal punto di vista sociale e politico, nel quale tutto sembra sprofondare nella logica del “che cazzo me ne frega” oppure nei luoghi comuni e nelle frasi fatte dei tanti, troppi, falsi cantautori moderni, avere un’alternativa valida non è poca cosa.

Molti obietteranno che il vero fine di un musicista è essenzialmente quello di produrre buona musica, ma d’altro canto, come si può restare del tutto inermi dinanzi alle voragini di estremismo, razzismo, incompetenza, paura, follia, nelle quali corriamo il rischio di cadere ogni giorno? Il pericolo di non risollevarsi più è tanto più grande quanto più siamo deboli, fragili, divisi e soprattutto quanto più siamo soli.

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About The Author

Autore delle raccolte di poesie "Il Covo Dei Briganti" ed "Ultravioletto"; autore della raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma"; ha fatto parte del collettivo letterario "Extravesuviana" per cui ha curato la rubrica settimanale "Favole del tempo andato". Attualmente è parte attiva del collettivo letterario "Baranduin, il fiume di confine" con cui pubblica poesie e racconti. Autore dei testi e voce del progetto musicale "Briganti Elettrici".

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