mercoledì, dicembre 12, 2018
Il Parco Paranoico

Dead Meadow, live (First Floor)

Mik Brigante Sanseverino novembre 11, 2018 Concerti, Immagini, Parole Nessun commento su Dead Meadow, live (First Floor)

Ieri sera le porte ed i cancelli citati in “Keep your head”, il brano iniziale dell’ultimo disco dei Dead Meadow (“The Nothing They Need”), si sono aperti al First Floor di Pomigliano d’Arco, dove la band americana, reduce dalla festa psych di Roma, ha dato un’altra grande prova delle sue capacità dal vivo.

Gruppo e pubblico immediatamente in sintonia, sin dal primo brano; un’atmosfera calda ed estremamente recettiva; un’onda sonora possente ed impetuosa, sulla quale i loro effetti si innestano alla perfezione: delay e wah-wah su tutti. Come a voler sottolineare il fatto che, oggi, la nostra vera ricchezza sta nel tempo; non dovremmo sprecarlo in modo inutile, non dovremmo farcelo portare via in cambio di oggetti superficiali e aggeggi di cui non abbiamo, in fondo, assolutamente bisogno. Ogni volta che svendiamo il nostro tempo, ogni volta che non ne sentiamo il sapore, è come se ci privassimo di una parte della nostra essenza e della nostra personalità, oltre, ovviamente, a rendere più vuote le nostre esistenze e più flebili i rapporti con tutti coloro a cui vogliamo bene.

Le loro note, i loro assoli, le loro sfuriate, si trasformano in pennellate di colore, che prendono vita sulla tela della nostra immaginazione, fondendosi con i nostri pensieri, i nostri ricordi più fragili, le nostre paure inconfessate. Le canzoni che si susseguono una dopo l’altra, come un fiume che ha oltrepassato i propri argini, portano via con sé tutto lo sporco, tutti i residui ossessivi, tutte le rabbiose incrostazioni accumulate nelle nostre menti; le finestre sono state chiuse troppo a lungo ed è giunto il momento di spalancarle, di entrare in contatto con tutti quegli stimoli e quelle pulsioni che volevamo tenere al di fuori del nostro minuscolo ed artificiale mondo patinato. È ora che il nostro spirito entri in sintonia con le forze oscure che si agitano sotto la superficie delle facili apparenze; è ora che i nostri sensi non siano più frenati nel fare propri gli stimoli che giungono dal mondo esterno.

Forse i nostri sogni, forse la volontà di amare qualcosa o qualcuno che sembra fare di tutto per rendercelo impossibile, sono una vera e propria maledizione, ma sarebbe sicuramente peggio se rinunciassimo a tutto ciò; se decidessimo di restare immobili e silenziosi nelle nostre tane; se ci limitassimo a restarcene fermi nei campi bruciati dal sole, come dei poveri e ignari spaventapasseri. Meglio lasciarsi andare alle sonorità lisergiche e meditative dei Dead Meadow, meglio lasciarsi trasportare dalla loro indiscussa capacità a mescolare rock psichedelico, blues, folk, hard-rock per creare un suono nuovo, vivo, attuale ed ipnotico. Forse questo è l’unico modo affinché piova in questo deserto nel quale, spesso, ci ostiniamo a vivere; il tempo, che attraverso i delay, ripiega su sé stesso, ci consente di tornare sulle nostre scelte sbagliate, di ripensare a tutto quello che abbiamo abbandonato o semplicemente dimenticato; possiamo riprenderci ciò che ci appartiene, possiamo far sì che giunga la salvifica pioggia, che i fiori si schiudano e la distanza tra noi si annulli del tutto. Basta volerlo, basta aprire le porte, aprire i cancelli, scegliere una strada diversa.     

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About The Author

Autore delle raccolte di poesie "Il Covo Dei Briganti" ed "Ultravioletto"; autore della raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma"; ha fatto parte del collettivo letterario "Extravesuviana" per cui ha curato la rubrica settimanale "Favole del tempo andato". Attualmente è parte attiva del collettivo letterario "Baranduin, il fiume di confine" con cui pubblica poesie e racconti. Autore dei testi e voce del progetto musicale "Briganti Elettrici".

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