mercoledì, dicembre 12, 2018
Il Parco Paranoico

Songs Of Mercy And Desire, Elli De Mon

Mik Brigante Sanseverino novembre 20, 2018 Dischi Nessun commento su Songs Of Mercy And Desire, Elli De Mon

La casa non è necessariamente un luogo fisico; la casa può essere anche un insieme di profumi, uno stato d’animo, la musica con cui siamo cresciuti. “Songs Of Mercy And Desire” è stato presentato come l’album del ritorno; una lettura condivisibile, ma limitante. Innanzitutto perché le esperienze fatte, sia umane che artistiche, ci permettono di guardare il punto di partenza, la casa originaria, con occhi diversi ed, in un certo senso, con maggiore consapevolezza e profondità. In questo lavoro, Elli De Mon, al secolo Elisa De Munari, ci ha messo dentro il suo mondo: innanzitutto il blues, con le sue dolorose ballate, la lingua biforcuta ed il suo dannato odore di zolfo; ma ci sono anche le sue armonizzazioni pop; l’amore per il rock più crudo e viscerale, quello che unisce Jimi Hendrix ai Kyuss, per intenderci; la ruvidezza sfrontata ed il richiamo giovanile del punk; la spiritualità di un’artista matura, che decide di tornare sui propri passi, non perché sia triste, infelice o vuota, ma perché il ritornare a casa, l’ascoltare un vecchio disco, ci fa capire come, fondamentalmente, è ancora tutto perfetto, tutto identico a come l’abbiamo lasciato, con un’unica importante differenza: l’unica cosa cambiata sei proprio tu.

Paulo Coelho ha scritto che gli uomini sognano più i ritorni, che le partenze. Probabilmente ha ragione, perché solo confrontandoci con il proprio passato, solo tornando a fissare negli occhi i nostri stessi demoni, i Proci che hanno occupato la nostra dimora, possiamo avere piena coscienza di noi, dei nostri progressi, delle nostre capacità. Elli ha lasciato che le sue dita scivolassero nuovamente tra le corde della vecchia chitarra; non si tratta di nostalgia, ma è la voglia di sfidare sé stessa, di comprendere se sia stata in grado di oltrepassare, anche di un solo minuscolo passo, i limiti e le barriere d’un tempo. Se non fosse così, allora sì che sarebbe stato tutto vano, fallimentare e destinato a finire per sempre nella spirale della malinconia.

Ma non è così, perché questo disco è vivo e vegeto, riparte dal passato per affrontare il presente, senza aver paura di commuoversi, in una ballad dolente, o di arrabbiarsi, nei passaggi più tesi ed intensi. Elli non cerca di rivivere esperienze già fatte; guarda dentro di sé, per confrontarsi con il mondo esterno. Questo mondo, non certamente quello degli anni settanta, quello dei punk o del suo album d’esordio; un mondo che uccide il suo tempo, che ci obbliga a fuggire, più che viaggiare, senza avere una meta e, di conseguenza, un luogo emotivo in cui poter tornare. È come se il cerchio della vita si fosse aperto, come se si fosse perso il senso delle stagioni, dell’importanza della memoria; un presente che fagocita continuamente sé stesso è questo il peggior demone che dobbiamo affrontare.  

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About The Author

Autore delle raccolte di poesie "Il Covo Dei Briganti" ed "Ultravioletto"; autore della raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma"; ha fatto parte del collettivo letterario "Extravesuviana" per cui ha curato la rubrica settimanale "Favole del tempo andato". Attualmente è parte attiva del collettivo letterario "Baranduin, il fiume di confine" con cui pubblica poesie e racconti. Autore dei testi e voce del progetto musicale "Briganti Elettrici".

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