mercoledì, Dic 12, 2018
Il Parco Paranoico

Some sort a secret sign, A tribute to Sarah Records

C’era una volta un’etichetta straordinariamente indipendente, indisponibile ai compromessi, diffidente verso tutte le tendenze studiate a tavolino. C’era una volta un tempo lontano, più o meno a metà degli anni Ottanta, in cui i CD credevano, stupidamente, di poter davvero soppiantare, per sempre, i vinili e contemporaneamente le grandi case discografiche immaginavano un mondo in cui sarebbe spettato solo e solamente a loro stabilire cosa dovesse ascoltare e comprare la gente.

C’era una volta la Sarah Records, etichetta controcorrente di Bristol, che fece della musica indipendente la propria filosofia di vita, l’unico modo pacifico e possibile per opporsi fermamente alle ottuse ed omologanti strategie economiche, sociali e di marketing che erano il marchio del sistema capitalista, che stava, sempre più, imponendosi a livello globale.

A quell’epoca l’indie rappresentava davvero un’alternativa, uno stile di vita non disponibile a sposare le regole del mercato; era un ideale, più che uno specifico genere musicale. Con la fine della Sarah Records ed altre etichette simili, a metà degli anni Novanta, tutto, prima o poi, sarebbe finito nei cataloghi delle grandi major. Ma senza un solido background culturale alle spalle; senza la volontà di rompere gli schemi precostituiti; senza l’esigenza di produrre e suonare musica “politica”, nel senso che potesse risvegliare le masse assuefatte dal grande fratello mediatico che aveva ormai messo le sue mani sporche sulle radio e sui giornali, sul cinema e sulla televisione, ammazzando le fanzine che erano state uno dei simboli del “do it yourself”, l’indie sarebbe diventato solamente una scatola vuota, una parola priva di sostanza, da gettare nell’ovile per tenere buone le pecore in attesa di spedirle al macello e sgozzarle nel nome del libero mercato.

“Dont’ play games if you’re broken-hearted”, recita il primo brano, una cover degli Heavenly suonata dai Ladroga: “non giocare se hai il cuore spezzato”. Oggi, infatti, nessuno può ritenersi al sicuro, nessuno può ritenersi immune al dolore; i tempi moderni non offrono alcun riferimento stabile e veritiero, ogni ideale è in discussione, vige solo una ossessiva e superficiale smania di comprare e gettare via. Non so se oggi esiste ancora una terza via, l’opzione C che ci consenta di rimettere le cose al loro posto; le persone, purtroppo, trovano più semplice costruire fortini, chiudersi all’interno, diffidare e combattere chiunque provi ad avvicinarsi. Questa compilation, pubblicata dalla Lady Sometimes Records e dalla Gusville Dischi, ripercorre le sonorità alt-folk, il pop ipnotico, le armonie new-wave e post-punk di alcune band che, all’epoca, collaborarono con l’etichetta inglese. Non si tratta, però, di semplici copia ed incolla, tutte ed otto le canzoni sono pervase da un intenso tremito di passione, sono attualizzate al nuovo millennio, sono cariche di tutte le tensioni ed i desideri che caratterizzano oggi la vita delle persone comuni: il loro bisogno di realizzazione e la tremenda paura di non essere in grado di farcela. L’ultimo brano, appunto, “In Gunnersbury Park” dei The Hit Parade, proposta dagli Salah El Din, chiude il progetto con un sospiro di speranza, un sospiro che passa attraverso gli alberi del parco, attraverso la sofferenza degli addii, del lasciarsi andare senza convinzione, semplicemente perché sembra più facile rispetto al dover accettare le proprie colpe, rispetto al doversi fermare ad ascoltare ciò che viene chiesto, che non è poi la fine del nostro mondo, solo un’altra ennesima occasione. Basterebbe solo prendere fiato, tra lo stagno ed il chioschetto di gelati, nel Gunnersbury Park.

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About The Author

Autore delle raccolte di poesie "Il Covo Dei Briganti" ed "Ultravioletto"; autore della raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma"; ha fatto parte del collettivo letterario "Extravesuviana" per cui ha curato la rubrica settimanale "Favole del tempo andato". Attualmente è parte attiva del collettivo letterario "Baranduin, il fiume di confine" con cui pubblica poesie e racconti. Autore dei testi e voce del progetto musicale "Briganti Elettrici".

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