giovedì, Aprile 18, 2019
Il Parco Paranoico

Mordere La Pioggia

Mik Brigante Sanseverino Febbraio 4, 2019 Parole Nessun commento su Mordere La Pioggia

“Devi morire!”, gli urlò con la bava che si stava formando negli angoli della bocca. “Perché non salti giù?”, continuò, digrignando i denti, mentre, con lo sguardo, fissava la finestra che dava sulla strada, sulla quale piccole gocce di pioggia scivolavano indifferenti. Erano passati solo pochi mesi, ma quello che sembrava un equilibrio solido si era sciolto improvvisamente, proprio come fa la neve quando inizia a piovere e tutto quel puro ed incontaminato candore si trasforma, in pochi attimi, in un insieme disordinato e caotico di rivoli d’acqua sporca, schiuma e rifiuti d’ogni tipo e provenienza.

Fu quello che accadde quel giorno, le invocazioni ad Ade non lasciarono il posto ai rimorsi, bensì ai più sintetici e sbrigativi morsi. I suoi denti, che, l’abuso di caffè e tabacco avevano ingrigito, rendendoli più simili a quei rivoli schiumosi, piuttosto che al manto di neve pulita, iniziarono a penetrare, con rabbia, nella carne altrui. Prima le mani, poi le braccia ed infine, addirittura, anche il viso.

Un improvviso flashback lo riportò a quando, da bambino, giocava a farsi, con i propri denti, il segno dell’orologio sul braccio; un modo come un altro per imitare gli adulti, i loro strani oggetti, le loro affascinanti ritualità. Il tempo, all’epoca, non aveva alcun significato ed ancor meno ne aveva uno strumento, concepito dall’uomo, che pretendeva di misurarlo; ogni giorno era semplicemente un giorno, non c’erano scadenze, non c’erano accumuli di ricordi, non c’erano né le malinconie del passato, né le ansie del futuro. Era tutto un immenso ed indefinito tempo presente.

Intanto i suoi denti erano andati ben oltre il divertente segno tondeggiante dell’orologio, la carne si era lacerata ed aveva iniziato a sanguinare, mentre il bruciore si faceva sempre più intenso. È così che le cose finiscono: all’improvviso; un po’ di pioggia, un po’ di sangue, dei discutibili ed insopportabili silenzi. È così che fanno i temporali, è così che fa la pioggia, arriva senza alcun preavviso e decide di sciogliere il precario e stupefacente equilibrio del manto di neve bianca per sostituirlo con tanti piccoli ed insignificanti fiumiciattoli di sporcizia. Ma sono proprio loro, più o meno gridati, più o meno invocati, più o meno provocati, ad unirsi e gonfiarsi, dando vita ad un gigante che s’abbatte, con impeto, sugli argini fragili delle nostre esistenze comuni.

Non so se lei, in balia della sua collera, si rese conto, in quegli istanti d’ardore, del definitivo crollo delle ultime difese. Fatto sta che se ne sarebbe sicuramente accorta dopo la burrasca, guardando il fiume oramai diviso in due rami principali, ciascuno con il proprio corso e la propria corrente, con le proprie rive ed i propri argini.

Lui non le disse nulla, né allora, né nei giorni seguenti, non cercò neppure di difendersi o di contrattaccare, si limitò solo a sottrarre le carni ferite dalle rabbiose fauci e se ne andò via. Certo, sarebbe tornato, ma sarebbe rimasto sempre lontano, sempre distante. La pioggia, in un unico pomeriggio, aveva cambiato l’aspetto del loro minuscolo mondo; si erano aperte nuove strade, mentre quelle vecchie erano state ostruite e rese ormai impraticabili. Forse, con un lavoro lento e paziente, avrebbero potuto spostare quegli inutili rifiuti, avrebbero potuto ripulirle da tutto quel fango, ma a volte il tempo è inclemente anche con sé stesso; a volte si diverte a passare facendoci credere che c’è sempre ulteriore margine; a volte sono semplicemente le scelte che non facciamo, le parole che non pronunciamo, gli incontri che rimandiamo, a rendere le nubi sempre più basse e gonfie di pioggia. Fu così che i giorni non fecero altro che rafforzare il nuovo scenario; ciascuno avrebbe abbellito le proprie rive sabbiose; ciascuno avrebbe reso più forti e più robusti i nuovi argini; ciascuno avrebbe scrutato il proprio orizzonte ed affrontato, a suo piacimento, i prossimi temporali. Chi continuando a prenderli inutilmente a morsi; chi fuggendo via impaurito ed offeso dai lampi abbaglianti e dai fragorosi tuoni; chi, semplicemente, trattando la pioggia per quello che è: acqua che passa, acqua che viene giù dal cielo. Tutti, però, desiderosi di ritrovare, prima o poi, l’arcobaleno smarrito.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Fondatore del collettivo letterario "Baranduin" (www.baranduin.it). Responsabile editoriale della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it). Gestisce una propria pagina di resistenza poetica (www.checkpointcharlie.it).

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