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mercoledì, Ottobre 16, 2019
Il Parco Paranoico

A day in the life, la censura oggi

Mik Brigante Sanseverino Maggio 20, 2019 Parole Nessun commento su A day in the life, la censura oggi

“Made my way upstairs and had smoke”, un esplicito invito a fumare marijuana? O come sostenne la band inglese, all’epoca dei fatti, l’innocua descrizione di un incidente e le sensazioni provate dalla povera vittima? Fatto sta che la BBC decise, nel ’67, di censurare quella che è una delle canzoni più belle dei Beatles.
Oggi, una frase così ci fa sorridere, ma non possiamo fare altrettanto se ci soffermiamo a riflettere su ciò che oggi è censura. Non siamo più nel 1967, è vero, ma non possiamo assolutamente ritenere che la censura sia qualcosa che ci siamo lasciati definitivamente alle nostre spalle. Anzi, nella complessità e nella vastità del mondo virtuale, essa si è trasformata; è diventata più subdola e più incisiva; soprattutto perché può far leva su nuove frecce nel suo arco, come, ad esempio, la diffusione indiscriminata e pericolosa di fake news o l’utilizzo violento ed incontrollato che e possibile fare del web, tra heaters virtuali, campagne di diffamazione e diffusione indiscriminata di video, foto o altri contenuti rubati alla privacy delle persone.
L’occhio digitale è in grado di rovistare e scandagliare, in qualsiasi momento, le nostre esistenze, può rubarci la nostra intimità, decontestualizzarla ad arte ed utilizzarla contro noi stessi, tentando di minare la fiducia, la stima e la considerazione di coloro che osservano il nostro operato.
Non è, forse, una forma più infida e maligna di censura? Se nessuno è più disposto a credere a ciò che diciamo o scriviamo, ad ascoltare le nostre canzoni, a prestare attenzione alle nostre parole, non è ciò che tutti i censori di questo mondo desidererebbero ottenere?
Come si combattono, dunque, queste fake news e queste violenze digitali?
Innanzitutto è necessario trasmettere, una volta per tutte, un concetto fondamentale: non esiste nessuno autorizzato a stabilire la Verità – né una parte o un partito politico, né un tribunale, né un sindacato, né un ente o un’organizzazione di qualsiasi tipo essa sia – la Verità non ha alcun padrone; di conseguenza nessuno può invocare la chiusura di giornali, programmi televisivi o siti web; nessuno ha il diritto di chiedere il silenzio contro i propri nemici o semplicemente contro chi la pensa diversamente; il diritto alla critica è una garanzia fondamentale.
È una stupidaggine, quindi, ad esempio, una stupidaggine che andrebbe perseguita, il tentativo delle nostre forze dell’ordine di evitare alle persone comuni, con i loro selfie ironici o i loro striscioni, di sbeffeggiare l’attuale ministro dell’interno, così come è un reato istigare la violenza, con incitamenti ad ammazzare un politico col quale siamo in aperto disaccordo e che riteniamo possa divenire una minaccia per la nostra libertà. Ma, allo stesso tempo, è ridicolo sospendere una professoressa perché ha lasciato liberi i propri studenti di esprimere le proprie idee, andando ad ipotizzare un parallelo tra le leggi emanate negli anni ’30 del secolo scorso e l’attuale decreto sicurezza. Per quanto mi riguarda si tratta di un paragone esagerato, sono convinto che oggi la Repubblica Italiana abbia tutti i mezzi e gli anticorpi necessari per disinnescare eventuali rigurgiti fascisti: se qualcuno tentasse di emanare leggi razziali, il Presidente della Repubblica non esiterebbe un attimo a respingere e la Corte Costituzionale le cancellerebbe immediatamente. Il fascismo fu ben altro e la professoressa di Palermo, invece che essere allontanata dalla propria scuola e censurata, dovrebbe poter rimanere al suo posto ed avere la possibilità di guidare i propri studenti nello studio du quelli che furono, senza alcun dubbio, gli anni più bui della nostra storia, che non vanno assolutamente banalizzati o utilizzati, per i propri fini, dalle così dette intelligenze di parte per attaccare e discriminare chiunque non sia appartenente alla loro fazione politica.
Se da un lato la musica è stata sempre oggetto delle invettive di dittatori, finti moralizzatori e capi religiosi, ha anche avuto anche la forza, soprattutto nel passato, di riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti questioni politiche, sociali ed economiche a livello globale, soprattutto quando il termine “globalizzazione” non era divenuto così abusato. Potremmo citare, ad esempio, la raccolta fondi del “Live Aid” del 1985 in risposta alla tremenda carestia etiope; il concerto tenutosi a Wembley nel 1988 per celebrare la liberazione di Nelson Mandela ed auspicare la fine dell’apertheid; il concerto del 1990 a Berlino per celebrare la caduta del muro e la fine della guerra fredda; l’esibizione degli U2 nel 1997 in una Sarajevo distrutta dall’odio e dalla guerra.
La società attuale, con la sua liquidità digitale, è volta soprattutto all’esaltazione ed alla celebrazione del singolo e dei suoi risultati personali; gli artisti, di conseguenza, spesso, sposano questo approccio, ne sono influenzati, andando così a privare la musica del suo contenuto più politico e sociale, ma preferendo proporre lavori che esaltano l’individuo, le sue necessità materiali e la realizzazione dei suoi bisogni. Ma la musica dovrebbe tornare ad occuparsi del mondo, delle nostre problematiche comuni ed anche delle nostre grandi utopie. Oggi si tende a prender per buona ed accettare la realtà per ciò che è, a fornire un manuale di sopravvivenza al singolo individuo in un mondo in cui ciascuno è un potenziale avversario e nemico, piuttosto che porsi l’obiettivo di costruire un’altra realtà, nella quale non si è necessariamente costretti a sopravvivere ed il prossimo, soprattutto se condivide le nostre stesse difficoltà ed ancor di più se se la passa peggio di noi, non è un nemico, ma un potenziale alleato per urlare con forza le nostre ragioni. Se siamo in più a parlare, sarà più difficile censurarci – non importa se si tratti di pop o rock, rap o hip hop, reggae o punk, o persino la tanto disprezzata trap – ciò che fa la differenza non è la forma, soggetta ai nostri gusti ed alla nostra storia, ma è la forza e l’incisività del contenuto.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Gestisce una propria pagina di resistenza poetica "CheckPointCharlie" (www.checkpointcharlie.it), oltre che collaborare con la webzine "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com). Contatti: postmaster@paranoidpark.it

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