lunedì, Giugno 17, 2019
Il Parco Paranoico

This Is Pink Floyd

Mik Brigante Sanseverino Maggio 30, 2019 Playlist Nessun commento su This Is Pink Floyd

“I Pink Floyd sono un matrimonio in eterna causa di separazione”, sono queste le parole con cui Richard Wright descrisse, una volta, la band di cui era parte, in perenne bilico tra due diverse e contrastanti visioni del mondo e della musica. Eppure furono proprio le tensioni creative tra Roger Waters e David Gilmour, spesso, che permisero alla band di tirare fuori il meglio di sé. Scegliere, di conseguenza, solo dieci brani che fossero rappresentativi della complessa vicenda umana ed artistica pinkfloydiana, per quanto mi riguarda, è impossibile. Ho preferito, quindi, scegliere dieci brani che avessero un filo conduttore, capace di esaltare e mettere a fuoco alcuni degli aspetti più interessanti e significativi della poetica espressa negli album pubblicati dal quartetto Gilmour/Mason/Waters/Wright, lasciando, deliberatamente, fuori da questa ideale playlist sia il mitico primo album (il “The Piper” barrettiano), sia gli album nati dopo l’abbandono di Waters.

TIME
1973, da “The Dark Side Of The Moon”
In principio era semplicemente una corsa forsennata; un cuore che tentava di rincorrere le note di un sintetizzatore VCS-3; un aereo che perdeva quota, per poi andarsi inevitabilmente a schiantare – proprio come, spesso, accade ai nostri sogni ed ai nostri migliori propositi – sul muro delle nostre paure inconfessate. Ed è così che ci ritroviamo a contare i minuti che passano, le ore di un giorno triste e noioso, senza riuscire a renderci conto di essere rimasti intrappolati in un loop infinito. Neppure il Sole che, intanto, è ricomparso alle nostre spalle, riesce a destarci e darci la forza per interrompere il loop, ma è troppo tardi ormai: il Tempo a nostra disposizione è finito. Come la canzone del resto.

WELCOME TO THE MACHINE
1975, da “Wish You Were Here”
Questa voltà sarà un moog a destarci dal torpore del Tempo immobile di cui siamo prigionieri; il suo suono sinistro ci preannuncia che siamo parte di un meccanismo alienante che risucchia le nostre migliori energie e quando saremo, finalmente, deboli, svuotati e senza più forze, ci prenderà per mano, ci accompagnerà ovunque ed influenzerà le nostre scelte, i nostri passi, le nostre idee, le nostre emozioni ed i nostri stessi sogni.

PIGS (THREE DIFFERENT ONES)
1977, da “Animals”
La Macchina di cui siamo parte integrante, infatti, non è altro che lo strumento con cui i Maiali che ci governano vogliono tenerci in riga. Possono avere diverse maschere, ma tutti nascondono il loro cinico sarcasmo dietro un’apparente compassione, mentre, in realtà, sono solo bramosi di tenerci – con le buone o le cattive – in loro potere, di farci sentire indifesi, minacciati e bisognosi della protezione dei loro miserevoli Cani.

NOBODY HOME
1979, da “The Wall”
E così quelli che sono i più sensibili tra noi si rifugiano nella loro solitudine, nelle loro poesie; restano inchiodati dinanzi all’enorme Nulla che proietta le sue false e menzognere immagini sugli schermi luminosi delle nostre TV. Nel frattempo non ci resta che catalogare, mentalmente, tutto quello che non ha mai avuto alcun valore, tutto quello che non ha più nessuna importanza e che svanisce nel dolore e nell’incomprensione, nell’impossibilità di riuscire a comunicare con chi è aldilà di questo maledetto muro.

GREEN IS THE COLOUR
1969, da “More”
Quando tutto appare finto, inutile ed artificiale, la nostra mente non può fare altro che rifugiarsi nel ricordi più puri, nei ricordi più cari, nella bellezza di Estelle, nei suoi occhi amorevoli, incuranti del mostro che si nascondeva sotto il ghiaccio sottile della nostra fragilità umana, un assassino la cui stretta mortale si confonde, pericolosamente, con la gradevole luce verde dell’anima inquieta della mia amata.

SET THE CONTROLS FOR THE HEART OF THE SUN
1968, da “A Saucerful Of Secrets”
Saremo in grado di riprendere il controllo delle nostre scelte? Di noi stessi? Della nostra astronave? O lasceremo che essa vada a schiantarsi contro quel Sole che credevamo potesse illuminare e rendere più confortevole il nostro cammino? Abbiamo toccato, con mano, il lato più distruttivo dell’amore, ora non ci resta che accettare il muro che si erge davanti a noi e riprendere a parlare.

MOTHER
1979, da “The Wall”
Riprendere a comunicare, parola dopo parola, perché è inutile restare chiusi nei propri bozzoli protettivi di silenzio ed immobilità. Nessuno potrà proteggerci dalle bombe che cadranno dal cielo, non ci resta che uscire fuori dalle nostre comode case materne ed anestetizzanti ed affrontare quella che è la verità.

IF
1970, da “Atom Heart Mother”
L’unica salvezza possibile è, infatti, liberarci da tutti gli spettri che ci tormentano, da tutti i pesanti e vendicativi “se” che ci tengono ferocemente ancorati al nostro passato, e non rifiutarsi più di riconoscere le proprie mancanze, perché, in fondo, sono proprio esse a renderci migliori, a permetterci di non dipendere sempre dagli stessi errori.

BRAIN DAMAGE
1973, da “The Dark Side Of The Moon”
Altrimenti, lasciandoci sopraffare dai nostri “se”, finiremo ad avere fili nel cervello; resteremo soli dinanzi a montagne impossibili da scalare; intrappolati per sempre sull’altro lato della Luna, con un pazzo che si diverte a tormentarci, a metterci in testa pensieri che non sono i nostri, a sbarrare tutte le porte e gettare via le chiavi.

ECLIPSE
1973, da “The Dark Side Of The Moon”
Un minuscolo satellite roccioso può eclissare una stella così luminosa… Siamo terribilmente fragili, proprio come questo cuore che continua, imperterrito, a battere all’impazzata. E che, tutto sommato, ci rammenta che la nostra stessa esistenza è un cerchio, mentre il Sole torna ancora una volta alle nostre spalle, il Sole che viene eclissato dalla Luna.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Gestisce una propria pagina di resistenza poetica "CheckPointCharlie" (www.checkpointcharlie.it), oltre che collaborare con la webzine "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com). Contatti: postmaster@paranoidpark.it

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