giovedì, Novembre 21, 2019
Il Parco Paranoico

“Canta, spirito, canta” di Jesmyn Ward: un viaggio nell’America profonda

Il Mississippi è uno degli stati più poveri d’America; una povertà che colpisce soprattutto i bambini e le donne. Siamo nello stato delle sterminate piantagioni di cotone, con le sue estati calde e torride ed una costa affacciata sul golfo del Messico che, spesso, è stata attraversata da terribili e disastrosi uragani, come il celebre e nefasto Katrina. Uno stato, da sempre, profondamente legato alla musica, il delta del celebre fiume che gli dà il nome intreccia la sua storia con quella del Blues, mentre a Tupelo – in una tipica shotgun house – nacque e visse la sua adolescenza uno dei miti più amati e celebrati d’America: Elvis Presley.

In una delle zone più rurali e povere dello stato, Jesmyn Ward ambienta il suo ultimo romanzo, uscito a Maggio del 2019 per NNEditore, “Canta, spirito, canta”. Nelle campagne del Mississippi sono evidenti i segni dell’usura e dell’abbandono: la ruggine, i terreni incolti, i corpi che sembrano sempre più malati e che avanzano lentamente, come se ogni passo costasse loro immane dolore e sofferenza; è l’effetto del Tempo che passa inesorabile, fagocitando e distruggendo tutto quello che trova sul suo cammino, riducendo un luogo – un tempo prospero – in una delle provincie più lugubri e dimenticate del Grande Impero.

“Canta, spirito, canta” non è solo la storia di una terra abbandonata, ma è soprattutto una storia familiare. Una famiglia che, purtroppo, è costretta a vivere ai margini della società e fare, quotidianamente, i conti col dolore. Il protagonista è Jojo, un ragazzo costretto a maturare prima del tempo e dotato di una sensibilità immensa. Nonostante sia poco più di un bambino, sa già cosa significa essere soli, non poter contare su nessuno, ma soltanto sulle proprie forze; ciò accresce in lui l’empatia verso il mondo circostante, soprattutto verso quello celato sotto il velo superficiale dei nostri bisogni superficiali, e verso le anime più deboli ed indifese. Jojo trova la forza di andare avanti, ogni giorno, nonostante ogni singola parola, ogni emozione, ogni movimento, ogni gesto, tradisca il fatto che egli sappia, perfettamente, d’esser destinato a perdere ed a soccombere a queste inspiegabili ed ingiuste avversità del destino.

Le vicende degli altri componenti della famiglia permettono all’autrice di scendere negli inferi più feroci dell’America di periferia, quella dalla quale non tutti possono fuggire e coloro che sono costretti a restare, spesso, si rifugiano nel mondo artificiale delle droghe. È il caso della madre di Jojo, Leonie, una donna fragile, che pare allontanarsi, sempre più, dalla sua casa, dalla sua famiglia, dalla sua realtà. È come se tutto le scivolasse addosso, non c’è più nulla in lei, nessun sentimento umano: non c’è più rabbia, non c’è più rimorso e soprattutto sembra non esserci più nemmeno un pizzico d’amore, neppure verso i suoi stessi figli, Jojo e la piccola Kayla.

Ma la droga non ha devastato stravolto solamente la vita di Leonie; suo fratello Given – anche lui tossicodipendente – morì quando aveva diciotto anni. Non fu, però, né una dose sbagliata, né il veleno che gli corrodeva l’anima ed il corpo a portarselo via, ma fu la violenza e l’odio ingiustificato di altri uomini, altri emarginati, altri perdenti, che pensavano di poter prendersi la loro rivalsa sulla vita sfogando la loro frustrazione su coloro che ritenevano nemici, semplicemente perché avevano la pelle d’un altro colore. È anche questa l’America, quella dell’intolleranza e del razzismo, quella che vorrebbe ancora vedere gli schiavi lavorare nei campi di cotone, che arma la mano dei propri figli e costruisce i suoi muri.

A completare il crudo quadro familiare ci sono il nonno e la nonna di Jojo, che rappresentano la saggezza e la volontà ad andare avanti, nonostante il fardello della vecchiaia – per il nonno Pop – e della malattia – per la nonna Mam – i cui effetti sono ugualmente devastanti e capaci di trasformare il loro fisico. La pelle rinsecchisce e si fa arida ed il corpo si fa sempre più piccolo e curvo; la vista non è più la stessa, i sensi ti abbandonano, in attesa che questo dannato cerchio, che dicono sia l’esistenza, possa finalmente chiudersi.

La svolta alla storia arriva quando Michael, il padre di Jojo, il marito di Leonie, che da anni è rinchiuso in prigione, sta per essere scarcerato. Leonie decide, allora, di ricongiungere la sua famiglia e trascina Jojo e Kayla in un viaggio che non sa di liberazione e neppure amore, ma pare più il riflesso irrazionale di un tossico. Ulisse non cerca più Itaca e nemmeno la sua Penelope, non vuole né cantare le gesta compiute a Troia, né vendicarsi dei Proci che avevano occupato la sua casa e la sua terra; egli, allo stesso tempo, fugge e cerca i suoi fantasmi e nel farlo tocca con mano altri piccoli, grandi inferni americani. Giovani che sono destinati a bruciare rapidamente, che si trasformeranno a loro volta in fantasmi ed eroi, in vittime e colpevoli, in storie che qualcuno, magari, avrà la voglia, la forza ed il coraggio di narrare.

 

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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