giovedì, Dicembre 12, 2019
Il Parco Paranoico

Stranger Than Fiction, Bad Religion (25 anni)

Il più grande problema del punk è stato sempre il punk stesso, soprattutto quello che riesce ad uscire al di fuori della scena underground di riferimento, suscitando un discreto interesse mainstream e commerciale e finendo, purtroppo, spesso, a divenire parodia di sé stesso. La questione non è tanto quella dello “svendersi” alle grandi etichette discografiche o del restare puri ed incontaminati, ma è legata soprattutto alla capacità di intercettare e farsi portavoce dei malumori striscianti nella società che il movimento punk dovrebbe essere in grado di intercettare e portare all’attenzione dell’opinione pubblica.

“Stranger Than Fiction” segna il passaggio dall’indipendente Epitaph Records, creatura dello stesso Brett Gurewitz, alla major Atlantic Records ed è l’ultimo album in cui sono presenti sia Brett, che Greg Graffin. Subito dopo l’uscita del disco, infatti, Brett lascerà la band – in disaccordo con le scelte artistiche compiute – e tornerà solo nel 2000 con “The Process Of Belief” e con il ritorno della band sotto l’ala protettiva della Epitaph Records.

A livello lirico la canzone del disco che, personalmente, preferisco è “Tiny Voices”, nella quale la band americana si sofferma a riflettere sulle voci della nostra coscienza, quelle voci che puoi ascoltare solamente tu e che non ti lasceranno mai, finché non avrai la forza ed il coraggio di affrontare ciò che hanno da dirti. La Verità è dolorosa, ma è l’unico modo per liberarci dal peso degli errori passati ed andare avanti. “Now here I go”, scrive Brett in “Infected”, una delle canzoni meno veloci del disco, come se volesse preannunciare la sua dipartita, la malattia che ha infettato – a suo modo di vedere le cose – la band e che l’ha spinta in un vicolo cieco in cui ciascuno è vittima del proprio silenzio e della propria dipendenza. Un testo molto critico, in cui in molti hanno letto, tra le righe, l’insofferenza di Brett verso le scelte operate da Greg, non solo di tipo professionale, ma anche personale. La successiva “Television”, cantata da Tim Armstrong dei Rancid, rende il clima più disteso, ma, nata con un approccio troppo prevedibile e commerciale, è il pezzo meno avvincente dell’album, soprattutto se confrontata con la celebre “21st Century (Digital Boy)”, brano che, invece, riesce a far leva sul pubblico, entrare nelle loro menti e diventare il sottofondo di queste ultime giornate digitali d’un secolo che è, ormai, giunto al termine. Nonostante, oggi, possiamo contare su tante fantastiche diavolerie con cui distrarci, siamo avvinti dall’ansia e dalla preoccupazione per il futuro; non abbiamo esempi validi, non abbiamo riferimenti o ideologie in cui credere: la classe media – di cui sono parte integrante i nostri genitori – è estremamente pigra ed incapace di esprimere i propri sentimenti e nemmeno il Valium sembra essere la soluzione efficace. La band riesce a rappresentare con intensità e passione la difficoltà di un’epoca di passaggio e transizione, in bilico tra il vecchio ed il nuovo millennio.

I Bad Religion di “Stranger Than Finction” riescono, dunque, nell’impresa di tratteggiare quelli che furono, tra delusioni ed aspettative, speranze e tristi risvegli, gli anni Novanta del secolo scorso e lo fecero col loro solito piglio accattivante e la loro velocità, con una buona qualità dei testi e la consapevolezza di essere, indipendentemente dalle etichette discografiche di riferimento, una voce ancora autorevole e capace di rappresentare, a pieno diritto, il trait d’union tra il punk, più schivo e sotterraneo, dei decenni precedenti e l’hardcore, più sfrontato e desideroso di uscire allo scoperto e far sentire la sua voce al mondo intero, di metà anni Novanta.

Pubblicazione: 6 settembre 1994
Durata: 38:28
Dischi: 1
Tracce: 15
Genere: Hardcore Punk
Etichetta: Atlantic Records
Produttore: Andy Wallace, Bad Religion
Registrazione: aprile– maggio 1994

1. Incomplete – 2:28
2. Leave Mine to Me – 2:07
3. Stranger Than Fiction – 2:20
4. Tiny Voices – 2:36
5. The Handshake- 2:50
6. Better Off Dead – 2:39
7. Infected – 4:08
8. Television – 2:03
9. Individual – 1:58
10. Hooray for Me… – 2:50
11. Slumber – 2:39
12. Marked- 1:48
13. Inner Logic – 2:58
14. What It Is – 2:08
15. 21st Century (Digital Boy) – 2:47

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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