giovedì, Novembre 21, 2019
Il Parco Paranoico

Don’t Believe Watch Out, Pencey Sloe

Mik Brigante Sanseverino Novembre 6, 2019 Dischi Nessun commento su Don’t Believe Watch Out, Pencey Sloe

Un miscuglio denso, inquieto e buio di shoegaze, dream-pop, sonorità black e post-rock che dipinge, con estrema cura e precisione, i suoi paesaggi dolci e distorti, crudeli e sognanti. La questione è che non riesci a comprendere se sia tutto vero o se è solamente la tua immaginazione, se quegli abissi profondi e, allo stesso tempo, incantevoli che ci attraggono/risucchiano siano dentro oppure fuori di noi. Nel frattempo le chitarre continuano a colorare ciò che percepiamo di sfumature oniriche e psichedeliche, mentre la voce armoniosa di Diane Pellotieri si trasforma nel Virgilio dantesco che ha il compito di guidarci in quella selva oscura e maligna che è il nostro stesso subconscio.

Una dimensione interiore che in “Don’t Believe Watch Out” non è semplicemente un non-luogo etereo, estremamente fluido ed impregnato unicamente di spiritualità, ma diventa qualcosa di torbido, doloroso e soprattutto vero, qualcosa che puoi sentirsi agitare dentro di te e che può avere effetti reali e concreti sulla nostra stessa quotidianità, andando a minare e mettere in pericolo le relazioni, spesso fragili e precarie, che abbiamo con il mondo esterno, con le persone che ci sono vicine e con quelle che, semplicemente, si limitano a sfiorare le nostre vite.

L’inferno dei Pencey Sloe non è fatto di lava e fuoco, le vittime ed i carnefici non sono separati in maniera netta, non ci sono creature diaboliche e sanguinarie, ma è una dimensione dominata dalle ombre e dalla malinconia. L’assenza ed il vuoto, infatti, se non affrontate col piglio giusto, possono tormentarci, punirci e dannarci l’anima molto più efficacemente di quanto possano fare i terribili diavoli delle Malebolge. “Buried Them All” trasforma le sensazioni di abbandono e solitudine in un flusso sonoro lisergico e trepidante, mentre le vibrazioni shoegaze della chitarra di Clement Baptiste si trasformano in lampi improvvisi di luce che tagliano, come lame affilate, il cielo nero di questo inferno cupo e nostalgico nel quale persino il Tempo pare restare intrappolato ed incapace di proseguire il suo cammino. Questo, fondamentalmente, è ciò che la band francese vuole spronarci a fare: non fermarsi, qualsiasi cosa accada, non rinunziare mai alla strada che abbiamo scelto di percorrere, anche se, a volte, ci sembra di andare alla deriva.    

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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