domenica, 28 Febbraio, 2021
Il Parco Paranoico

Don’t Believe Watch Out, Pencey Sloe

Mik Brigante Sanseverino 6 Novembre, 2019 Dischi Nessun commento su Don’t Believe Watch Out, Pencey Sloe

Un miscuglio denso, inquieto e buio di shoegaze, dream-pop, sonorità black e post-rock che dipinge, con estrema cura e precisione, i suoi paesaggi dolci e distorti, crudeli e sognanti. La questione è che non riesci a comprendere se sia tutto vero o se è solamente la tua immaginazione, se quegli abissi profondi e, allo stesso tempo, incantevoli che ci attraggono/risucchiano siano dentro oppure fuori di noi. Nel frattempo le chitarre continuano a colorare ciò che percepiamo di sfumature oniriche e psichedeliche, mentre la voce armoniosa di Diane Pellotieri si trasforma nel Virgilio dantesco che ha il compito di guidarci in quella selva oscura e maligna che è il nostro stesso subconscio.

Una dimensione interiore che in “Don’t Believe Watch Out” non è semplicemente un non-luogo etereo, estremamente fluido ed impregnato unicamente di spiritualità, ma diventa qualcosa di torbido, doloroso e soprattutto vero, qualcosa che puoi sentirsi agitare dentro di te e che può avere effetti reali e concreti sulla nostra stessa quotidianità, andando a minare e mettere in pericolo le relazioni, spesso fragili e precarie, che abbiamo con il mondo esterno, con le persone che ci sono vicine e con quelle che, semplicemente, si limitano a sfiorare le nostre vite.

L’inferno dei Pencey Sloe non è fatto di lava e fuoco, le vittime ed i carnefici non sono separati in maniera netta, non ci sono creature diaboliche e sanguinarie, ma è una dimensione dominata dalle ombre e dalla malinconia. L’assenza ed il vuoto, infatti, se non affrontate col piglio giusto, possono tormentarci, punirci e dannarci l’anima molto più efficacemente di quanto possano fare i terribili diavoli delle Malebolge. “Buried Them All” trasforma le sensazioni di abbandono e solitudine in un flusso sonoro lisergico e trepidante, mentre le vibrazioni shoegaze della chitarra di Clement Baptiste si trasformano in lampi improvvisi di luce che tagliano, come lame affilate, il cielo nero di questo inferno cupo e nostalgico nel quale persino il Tempo pare restare intrappolato ed incapace di proseguire il suo cammino. Questo, fondamentalmente, è ciò che la band francese vuole spronarci a fare: non fermarsi, qualsiasi cosa accada, non rinunziare mai alla strada che abbiamo scelto di percorrere, anche se, a volte, ci sembra di andare alla deriva.    

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra cui la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.