lunedì, Dicembre 9, 2019
Il Parco Paranoico

We Are The People, Lou Reed

Mik Brigante Sanseverino Novembre 18, 2019 Parole Nessun commento su We Are The People, Lou Reed

C’è un sogno americano stropicciato, sporco e calpestato; ed è quello che ha descritto e raccontato Lou Reed nei suoi testi; da solo, con i Velvet Underground o con i tanti compagni di viaggio che hanno condiviso, nel tempo, il suo percorso umano ed artistico: da John Cale a Nico, da Andy Warhol a David Bowie, dai Metallica a Laurie Anderson, passando per Iggy Pop che nel suo album “Free” ha deciso di recitare la poesia “We Are The People” del 1970.

I suoi sono testi fotografici che catturano, per sempre, ciò che Lou vedeva per le strade di New York, la sua città preferita; ciò di cui la gente comune parlava; ciò che faceva per sballarsi, sentirsi viva o, semplicemente, per sbarcare il lunario, un po’ come già avevano fatto i poeti della beat generation. Lou non ha mai cercato di nascondere e coprire tutto il marcio della nostra società sotto il tappeto buono delle apparenze e delle formalità, come aveva sempre fatto la borghesia americana, come facevano i politici ed i religiosi con le loro truppe di bigotti e benpensanti al seguito. Lou non ha mai temuto di guardare nel baratro della nostra umanità più spietata e perversa, non ha mai rifiutato di toccare con mano le ferite aperte e sanguinanti, di annusarne il lezzo, di raccontarne la sofferenza, con un linguaggio, spesso, crudo, oscuro e scabroso; a volte gergale, ma anche profondamente critico, ironico e costruttivo. Perché se non tocchi davvero il fondo, è poi difficile risalire, è difficile poter costruire qualcosa di vero.

Il rock, in fondo, è il linguaggio più semplice, realista ed espressivo di cui disponiamo per raccontare il nostro mondo, la nostra quotidianità, ciò che ci fa stare bene e ciò che ci addolora, ci impaurisce o ci fa arrabbiare. Dietro quei suoi occhiali scuri c’erano le strade e le periferie abbandonate a sè stesse delle nostre metropoli; ma sotto il suo giubbotto di pelle nera c’era la delicatezza della sua poesia, concepita per tutti coloro che non hanno voce, che sono costretti ad accontentarsi solamente di bugie e disperazione, minuscoli insetti insignificanti del pensiero di qualcun altro: un Dio; un potere immenso, distruttivo e corrotto; un’economia bieca operante su scala globale; una società che ci vuole, a tutti i costi e con qualsiasi mezzo, servi fedeli e consumatori incalliti; una droga che ci impedisce di percepire la verità e ci costringe a strisciare ai margini dell’impero. Non siamo nulla, ma allo stesso tempo, siamo tutto, perché noi siamo il popolo, “we are the people”.

https://www.loureed.it/poesie/ è l’indirizzo del sito italiano su cui potete leggere le poesie di Lou Reed, sia nella versione originale, che in quella tradotta. E vi assicuro non ve ne pentirete.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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