giovedì, 23 Gennaio, 2020
Il Parco Paranoico

Pinocchio

Mik Brigante Sanseverino 29 Dicembre, 2019 Parole Nessun commento su Pinocchio

Matteo Garrone, anche in questa sua versione di “Pinocchio”, predilige i colori e le sfumature più cupe; i suoi personaggi hanno tratti crudi ed estremamente realistici, molto vicini alle scelte letterarie di Verga e del Verismo italiano che tendevano a rappresentare le classi sociali per ciò che erano nella realtà, senza filtri e finzioni letterarie, prediligendo soprattutto i personaggi più umili, fragili, spesso sgradevoli.

Geppetto è, infatti, un uomo estremamente solo che accetta la propria povertà, la vive in maniera dignitosa, senza aver paura dei sacrifici materiali o di riversare tutte le sue energie nella ricerca del figlio perduto. La sua voglia di trasmettere amore al figlio-burattino rappresenta il lato più puro della vicenda, in perenne contrapposizione con l’egoismo e la brutalità che, spesso, contraddistinguono l’animo umano.

Questo film pone l’accento sugli elementi più favolistici, torvi e tenebrosi della storia; ne è un esempio evidente la Fatina-bambina, con quel suo pallore cadaverico, con quei boccoli turchesi scialbi, scomposti e scoloriti, con quel suo abito candido in stile vittoriano e con quella ghirlanda di fiori smorti a decorarle il capo. Ci troviamo dinanzi una fanciullesca fata-cadavere, la quale si accompagna, con naturalezza, ad una sfilata di personaggi grotteschi, altrettanto inquietanti e spesso sepolcrali: i dottori Civetta e Corvo che giungono al capezzale di un burattino moribondo e prossimo alla morte; i Conigli Neri, desiderosi di gettare il corpo di legno esamine in una bella bara; il Gatto e la Volpe, che non esitano a lasciarlo penzolare, con una corda stretta al collo, ormai privo di sensi, per un’intera gelida ed umida notte, rappresentata così bene che il freddo e l’umidità sembrano venir fuori dalla pellicola ed entrarti nelle ossa. Inoltre anche i personaggi che dovrebbero essere più rassicuranti, come il Grillo parlante, la Lumaca, il Cane Medoro o lo stesso Pinocchio, con tutte quelle venature sul viso, assumo in Garrone un aspetto angoscioso e grave: ogni espressione della Lumaca, ogni parola pronunciata dal Grillo e persino ogni silenzio di Medoro non fanno altro che accrescere il vuoto ed il senso di colpa, il rimorso ed il dolore per quelle che sono state le nostre scelte passate.

È noto che la disomogeneità della storia originale è dovuta al fatto che le avventure di Pinocchio non nacquero come un vero e proprio libro, ma vennero concepite come parte di una storia a puntate, la cui durata era, soprattutto, legata all’interesse che avrebbero mostrato i lettori del “Giornale per bambini”, un periodico settimanale del quotidiano “Il Fanfulla”.

La storia stessa, inizialmente, doveva concludersi con la morte del burattino, ma poi fu allungata ed ebbe uno sviluppo molto diverso; ogni nuovo episodio, inoltre, per tenere alto l’interesse, introduceva nuovi elementi scenici, nuovi spettacolari personaggi, andando ad intaccare, a volte, quella che era la continuità e la chiarezza della storia. Alcuni personaggi, come ad esempio il Grillo e la Fatina appaiono in contesti diversi ed in diverse sembianze, per essere funzionali alla vicenda che prende via, via prende forma. Ciò, ovviamente, non può che avere un influsso negativo su qualsiasi rappresentazione cinematografica della vicenda di Pinocchio; un film gradevole deve avere una sua struttura ben definita. Quindi, per chiunque abbia voluto approcciarsi in passato ad una rappresentazione della storia di Collodi, questo è certamente uno dei problemi più difficili da affrontare. Garrone ha deciso di farlo mantenendosi il più vicino possibile alla storia originale, tentando di dare forma materiale ed animata a tutti quei sentimenti, spesso negativi, che caratterizzano il mondo, tanto quello di fine Ottocento, che il nostro mondo, così frenetico e tecnologicamente avanzato: la brama di possesso; la cupidigia; la menzogna utilizzata per ottenere, senza alcun impegno o sacrificio, ciò che ci serve; la cattiveria gratuita; la furbizia messa a servizio del proprio egoismo e non del bene comune.

Un uomo – sia quello ottocentesco, che quello moderno – compie, durante la sua vita, un viaggio attraverso un mare burrascoso e negativo; ma è necessario mettersi in gioco e compierlo fino in fondo, perché solamente il viaggio gli consentirà di comprendere chi egli è davvero, nonché di fare quelle scelte, buone o cattive, che lo condurranno verso la salvezza o la dannazione, verso la verità del bambino celato nel pezzo di legno o verso la perenne bugia di una semplice marionetta. Durante questo viaggio è possibile lasciarsi tentare da fasulli Campi dei Miracoli o da perversi Paesi dei Balocchi; è possibile incontrare persone che vorrebbero metterci in guardia dai pericoli imminenti ed altre che, invece, vogliono solo distrarci, imbrogliarci, raggirarci, sfruttarci e portaci via ciò che possediamo. Durante questo viaggio ci saranno perdite e lutti dolorosi, che ci faranno scoppiare il cuore e versare fiumi li lacrime, ma giungeranno anche incontri inattesi ed ormai insperati con coloro che credevamo di aver perduto per sempre.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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