mercoledì, 8 Aprile, 2020
Il Parco Paranoico

Shake Your Money Maker, The Black Crowes [30 anni]

Prendete il blues elettrico del profondo sud degli States, una buona dose di bourbon, una manciata di profumato tabacco, un incrocio polveroso, il piano e le tastiere della Allman Brothers Band, la corposa chitarra di Rich Robinson, le ammalianti melodie vocali di Chris Robinson, il classico hard-rock UK, le atmosfere delle migliori ballads dei Rolling Stones, dopodiché miscelate il tutto e gettatelo nella fornace ardente d’un vulcano: ecco cos’è  “Shake Your Money Maker”, il debutto discografico dei Black Crowes.

Un album che riesce a tenere in perfetto equilibrio il fascino delle calde atmosfere rock ‘n’ blues dei Seventies e la voglia di godersi, a pieno, quel nuovo decennio, gli anni Novanta, che stava iniziando. I Black Crowes diedero vita a ballate ed armonie capaci di suonare come il proseguimento di quella antica storia iniziata nel cuore profondo dell’Africa, nelle numerose ed estese piantagioni della Cotton Belt, lungo le sponde del Mississippi, tra le corde della chitarra di Chuck Berry. Allo stesso tempo, però, ogni brano era perfettamente incastonato nel suo presente e proiettato verso il futuro, senza alcuna malinconia, né voglia di rimanere intrappolati in vecchie tradizioni, riproponendo strutture sonore già ampiamente note ed utilizzate. La capacità di restare sé stessi, senza perdere traccia della nostra storia, del luogo e del tempo da cui siamo partiti, donò a queste dieci canzoni un alone di magia, il potere di trasmettere passione ed energia, perché è questo ciò che sentiamo, fisicamente e mentalmente, ogni volta che la puntina incomincia a scorrere nei solchi del vinile.

I Corvi Neri cantarono del sudore e della fatica, dell’amore viscerale per il blues, della sua anima inquieta e disperata, delle domande che restano senza alcuna risposta, diedero una luce diversa alla loro cover hard-rock di “Hard To Handle”, proiettarono sullo sfondo di un decennio incerto il loro cuore zeppelliniano (“Twice As Hard”) senza perdere mai di vista la realtà che li circondava, quella più difficile, quella delle menzogne in cui vivono le persone più fragili ed indifese, le persone che sbagliano e cadono in tunnel perversi e dannati come, ad esempio, quello della tossicodipendenza (“She Talks To Angels”).

Un disco da ascoltare tutto d’un fiato, insomma, e che ogni volta ci riporterà laddove tutto è iniziato.

Pubblicazione: 13 febbraio 1990
Durata: 54:34
Dischi: 1
Tracce: 10
Genere: Hard-rock
Etichetta: Def American
Produttore: George Drakoulias
Registrazione: 1989

1 – Twice as Hard – 4:09
2 – Jealous Again – 4:35
3 – Sister Luck – 5:13
4 – Could I’ve Been So Blind – 3:44
5 – Seeing Things – 5:18
6 – Hard to Handle – 3:08
7 – Thick N’ Thin – 2:44
8 – She Talks to Angels – 5:29
9 – Struttin’ Blues – 4:09
10 – Stare It Cold – 5:13

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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