venerdì, 3 Aprile, 2020
Il Parco Paranoico

Fiendish Shadows [live], The Damned

Mik Brigante Sanseverino 5 Marzo, 2020 Eventi Nessun commento su Fiendish Shadows [live], The Damned

“Fiendish Shadows”, storica performance live dei Damned del 1985, è stata completamente rimasterizzata e ripubblicata sia in formato CD, che in un accattivante formato in vinile rosso o blu. La band inglese viene catturata in un momento storico nel quale le loro sonorità non sono più unicamente punk, ma si spostano in altri territori: dalla new wave al dark, dall’horror rock al garage rock.

La leggenda narra che una volta Lemmy Kilmister, il leggendario bassista dei ‎Motörhead‎, rivolgendosi a Captain Sensible, gli disse che l’importante non è quanto bevi o cosa bevi, ma quanto velocemente bevi. E che i Damned fossero una band estremamente dinamica, nel bene e nel male, è innegabile: suonavano e bevevano più velocemente degli altri, non fecero mai parte del giro di Malcolm McLaren – con il quale ebbero, spesso, forti contrasti – presero parte al celebre “Anarchy Tour”, ma ne vennero estromessi perché, in fondo, volevano suonare e basta, a loro non importava né dell’anarchia, né della rivolta. 

Dave Vanian, un becchino prima di diventare un musicista a tempo pieno, una volta disse che di solito le persone mettono su una band per bere, scopare, divertirsi e fare quel che gli pare, ma lui avrebbe semplicemente voluto vivere in qualche casa infestata lassù in collina, con un laboratorio in stile dottor Frankenstein, i pipistrelli attorno e tutto il resto; se poi ci fossero state anche un paio di ragazze carine, beh, lui, certamente, non avrebbe avuto nulla da ridire.

Quella dei Damned fu una storia tempestosa, non ebbero né i ritorni mediatici dei Sex Pistols, né le finalità politiche ed antagoniste dei Clash; come è stato, spesso, detto e scritto, la loro, fu, essenzialmente, una storia di vomito, sidro, solfato, palazzi infestati, rabbia e puffs al formaggio: qualcosa di disgustoso, nauseante, divertente, sfrontato, rumoroso e malvagio, ma in fondo estremamente vero. Non ebbero, infatti, nessuno che si preoccupasse particolarmente della loro immagine pubblica, di ciò che potessero dire o fare, né essi stessi furono interessati a curarsene; ciò li rese, in pratica, degli outsider e degli estranei, spingendoli sempre più borderline, anche rispetto allo stesso movimento punk, ma, allo stesso tempo, concesse loro un’ampia libertà di manovra e movimento, sia espressiva, che musicale, tant’è vero che il loro “The Black Album” del 1980 aprì al punk rock le porte di quel mondo di sonorità malinconiche, cupe e meditative che sarebbero state definite come goth rock.

Is she really going out with him?” è con questa domanda che iniziò tutto, con una domanda che non richiamava né l’anarchia dei Pistols, né la rivolta bianca dei Clash, ma che era semplice voglia di andare veloce e divertirsi; con una piccola etichetta indipendente alle spalle; con più tempo trascorso nel pub, che in sala prove; con registrazioni eseguite su nastri già usati sui quali ritrovavano frasi e parole di qualcun altro; con un vampiro e tre cani sciolti sul palco; con un presente terribile che non aveva nulla da offrire, se non un misero lavoro da becchino o da pulitore di cessi; con l’unico obiettivo di prendersi il meglio, perché il peggio sapevano già che sapore avesse.  

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.