venerdì, 5 Giugno, 2020
Il Parco Paranoico

Il Velo dei Riflessi, Quel che disse il Tuono

La band italiana ama avventurarsi nei paesaggi mistici e suadenti del progressive rock alternando passaggi più solari ad altri più oscuri. Musicalmente segue le orme delle grandi band del passato e delle grandiose atmosfere degli anni Settanta, ma con la consapevolezza che sono trascorsi un bel po’ di anni per cui è fondamentale e necessario adattare le sonorità e gli argomenti trattati ai tempi moderni, alla loro frenesia, alle nuove tecnologie, al contesto politico e sociale nel quale sono immerse le nostre esistenze. Il prog-rock non è morto, non è semplicemente il ripercorrere percorsi già noti e relegati nel passato, ma è ancora in grado di trasmettere energia agli ascoltatori, di metterli dinanzi ad uno specchio, di suscitare in loro dubbi e portarli a porsi domande ed interrogativi, che, molto spesso, per quieto vivere o perché troppo impegnati a rincorrere chimere superficiali, releghiamo nelle zone ombrose delle nostre menti. In tal senso la musica, qualsiasi sia il genere di riferimento, ha la capacità di tirare fuori ciò che nascondiamo nel nostro inconscio, ciò con cui abbiamo timore a confrontarci, siano essi sogni infranti, promesse che non siamo riusciti a mantenere, paure ed ansie che affondano le loro radici nel nostro passato più remoto.

“Il Velo dei Riflessi” è sì pieno di profumi e sapori che riportano indietro nel tempo, ma è figlio della nostra epoca, di ciò che siamo adesso e di ciò che potremmo o non potremmo diventare; sonorità progressive, sinfoniche, epiche e psichedeliche che abbandonano un passato ormai archiviato per contrapporsi all’alienazione ed al grigiore urbano delle nostre esistenze metropolitane. È questa la nostra terra desolata e saremo noi stessi, con le nostre azioni, a stabilire se arriverà o meno la pioggia rigeneratrice e portatrice di fertilità e di vita. Perché al centro di tutto ci siamo noi, con le nostre debolezze, i nostri limiti, ma anche la capacità di liberarsi dal bieco materialismo e dare il meglio di sé. Tutto ciò è sintetizzato, efficacemente, nel paradigma degli specchi che alterano quelle che sono le nostre percezioni emotive e sensoriali; ci forniscono una visione di noi stessi e del mondo circostante che è deformata e non corrispondente al vero, condizionandoci in quelle che possono essere le nostre scelte, influenzandole in maniera decisiva e facendoci così perdere il controllo delle nostre vite. Quando, finalmente, comprenderemo che stiamo guardando delle immagini riflesse, quando accetteremo la presenza di questi specchi, allora sapremo interpretare correttamente le forme, le informazioni e le percezioni che essi ci forniscono, sapremo depurarle di ciò che non è necessario, sapremo combinarle e riacquisteremo finalmente la consapevolezza di noi stessi, delle nostre decisioni, del mondo che abbiamo attorno, degli altri, della strada che stiamo percorrendo e della meta che intendiamo raggiungere.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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