sabato, 26 Settembre, 2020
Il Parco Paranoico

How the West was lost and other Vivid Hallucinations, The Marlboro Men

La scena è quella d’un duello, da un lato Dave Talon e dall’altro Fernando Marlboro, mentre tutt’attorno l’aria è immobile, carica di elettricità, densa ed incandescente. Ed all’improvviso viene risucchiata dal turbinio vorticoso ed incalzante di “How The West Was Lost”, il brano che dà inizio ad un susseguirsi frenetico e spiazzante di sonorità heavy ed hard-rock, stoner rock e garage. Il viaggio strumentale parte da qui e si proietta nelle lande misteriose ed inesplorate delle nostre coscienze silenti, laddove gli sciacalli ed i serpenti, ovvero le nostre paure recondite e le nostre delusioni passate, sono in perenne agguato, pronte a sbranarci ed avvelenarci, continuamente, l’esistenza.

Il compito della musica, in generale, e di questo album, in particolare, è quello di mostrarci quanto sia ampio il nostro orizzonte e di spingerci a guardare oltre i limiti della modesta bettola esistenziale nella quale ci siamo rintanati. Facciamoci trasportare dalle atmosfere infuocate, passionali e frenetiche, dai cambi di ritmo continui, dagli innesti psichedelici e blueseggianti con cui questi due pistoleri stanno contaminando il proprio panorama sonoro.

L’hard-rock innalza le sue possenti montagne verso un cielo terso; lo stoner rock crea deserti d’oro rosso che arrivano fino all’oceano; il garage rock scorre come un fiume rapido e sinuoso; mentre il blues unisce ed armonizza i diversi paesaggi che prendono via, via forma dinanzi ai nostri occhi. Lasciamoci rapire da questa festa di colori, lasciamoci prendere da questo dolce smarrimento elettrico, fatto di feedback, distorsioni, sintetizzatori, campane, tamburamenti pulsanti ed assoli ululanti, ed, alla fine del disco, ci renderemo conto che stiamo guardando il mondo con occhi diversi, ora siamo finalmente più svegli e consapevoli delle bellezze che abbiamo davanti, di tutto il marcio che ci siamo lasciati alle spalle e soprattutto di tutta quella merda che era solamente uno spreco di tempo e di energie e di quello, invece, per cui vale sempre la pena di saltare in sella e lottare. Certo, potremmo anche perdere, ma almeno non moriremo aspettando. E non è poco.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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