mercoledì, 25 Novembre, 2020
Il Parco Paranoico

“In a room full of emptiness” [una playlist dagli anni Novanta]

Chitarre robuste ed affilate, un vento gelido proveniente dall’oceano, lo stato di abbandono e degrado delle periferie urbane, un rumoroso vangelo scolpito nel punk e nell’heavy-metal, il rifiuto dell’estetica mainstream e modaiola degli anni Ottanta, mentre, nel frattempo, il pianeta iniziava a ruotare così velocemente da riempire l’aria di adrenalina ed angoscia: furono queste le prime avvisaglie di un mondo post-industriale che si stava rimpicciolendo sempre di più e nel quale persino i bambini sembravano preoccuparsi del futuro ed essere in ansia per quella che sarebbe stata la sua prossima mossa e la prossima tendenza da seguire.

Chiusi in un utero umido ed oscuro da cui sarebbe germogliato il seme sovversivo della loro sensibilità umana ed artistica; sarebbero riusciti a venirne fuori? O sarebbero stati troppo fragili e troppo coinvolti, per non cadere nella spirale distruttiva dell’auto-sabotaggio e dell’auto-distruzione?

Quale può essere la via d’uscita da questo vicolo cieco di oscurità, apatia e disincanto? Forse potrebbe essere l’ironia, l’arma più efficace da utilizzare contro un sistema sociale, mediatico ed economico che basava e basa, sempre più, il suo potere e la sua ricchezza sugli atteggiamenti più fasulli ed ipocriti. La vita, di cui la musica può essere una rappresentazione emotivamente fedele, non è monodimensionale, è fatta di continue trasformazioni che permettono di inglobare nel proprio inconscio, così come nel proprio repertorio, esperienze ed istanze diverse: dallo stoner metal al noise rock, dall’hardcore al rap. Perché, dunque, non sfuggire a questa stanza piena di vuoto?

Nel frattempo vi proponiamo questa playlist il cui senso è non fermarsi ad un maglione di lana nodoso o ad un termine slang, che di per sè non significano assolutamente nulla, ma consentirvi di apprezzare l’intensità di queste chitarre stridenti e distorte, il pulsare ritmico dei bassi, l’incedere tonante delle batterie, tentando di preservare la purezza e l’autenticità del messaggio originario, senza lasciarsi sfiorare e rallentare dagli eccessi e dalle esasperazioni di ciò che, invece, è solo smog mediatico buono per tenere prigioniere e ammansite le masse.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.