martedì, 2 Giugno, 2020
Il Parco Paranoico

Buried Steel, Khost

Mik Brigante Sanseverino 13 Maggio, 2020 Dischi Nessun commento su Buried Steel, Khost

Prendete la realtà, destrutturatela, riducetela nelle sue parti elementari, mettetene in evidenza le sue nudità atomiche; iniziate, quindi, a riassembrarla, depurandola da tutto ciò che è solo superficialità e fate in modo che possano emergere le sensazioni più pure, crude e veritiere dell’animo umano, sia quelle che fanno parte del suo lato solare e costruttivo, che quelle legate, invece, al suo lato lunare e distruttivo.

Non abbiate paura del caos, non abbiate paura dell’aggressività, dell’impulsività o della rabbia; trasformatele in un flusso di sonorità elettriche ed industriali, di chitarre distorte, di noise-rock, di passaggi torbidi, densi e cinematografici, di effetti artificiali generati dal ventre elettronico dei sintetizzatori, in un misto di passato e futuro, di gioia e dolore, di inferno e paradiso, di centro e periferia, di anima e corpo. Ciò che otterrete è “Buried Steel”, un disco che abbraccia ritmi dance, tradizioni orientali e moderno minimalismo urbano; dentro troverete l’acciaio delle fabbriche e l’impercettibile essenza dei nostri spiriti inquieti e sognanti, perennemente in bilico tra salvezza e dannazione, desiderosi di conoscere, ma impauriti da tutto ciò che non riescono a spiegare, comprendere e prevedere.

I Khost sono una fornace ardente, sciolgono le consolidate strutture del rock e danno loro una nuova consistenza, reinterpretata in base alle loro sensibilità ed alle loro esperienze, in modo da intrecciare l’aspetto più onirico della musica elettronica e quello più meccanico, robotico e tecnologico, trasformando il grigiore dello smog in vividi impulsi luminosi, il battere incessante del ferro in un cuore pulsante, l’elettricità in pensieri, percezioni, vita. Una vita con cui gli ascoltatori, nonostante i toni apparentemente minacciosi, spigolosi, criptici e disordinati, tenteranno di relazionarsi, di stabilire un dialogo. Ci riusciranno? O resteranno intrappolati nella loro paludosa diffidenza? In fondo, è sempre stato questo il vero problema: andare oltre quelle che sono le evidenti diversità, in maniera tale da trovare un terreno comune su cui confrontarsi e comunicare, facendo sì, come accade in “A Non Temporal Crawlspace”, che le nubi oscure si diradino e che il nostro orizzonte riesca, finalmente, ad abbracciare tanto le linee armoniche d’una chitarra acustica, quanto le imprevedibili e decise distorsioni di questa creatura di rumore e passione.  

 

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.