mercoledì, 12 Agosto, 2020
Il Parco Paranoico

Mer De Noms, A Perfect Circle [20 anni]

Una fenice in grado di risorgere puntualmente dalle sue ceneri, di inglobare sonorità e tendenze apparentemente estranee al suo storico background blues/country/folk e farle proprie, ripresentandosi al mondo come un’Idra immortale: il Rock. Ed è questo che accadde 20 anni fa con il debutto discografico di quella creatura, altrettanto micidiale, che prende il nome di A Perfect Circle. Gli anni Novanta avevano dato forma sonora al dolore, all’insofferenza e alla depressione di una generazione; ma il ruggito di Maynard James Keenan, già frontman dei Tool, è qualcosa che va oltre il vuoto lasciato dal precedente decennio, che risveglia i sensi assuefatti, mentre le chitarre creano una trama accattivante e pulsante che unisce l’Oriente e l’Occidente, il canto dei muezzin con il rock più famelico, arrabbiato e bramoso di rivendicare il suo ruolo da protagonista anche sulla scena del nuovo millennio.

Un millennio di cui la band americana intende interpretare l’aspetto più spirituale, senza aver timore di guardare nel proprio inferno interiore, nel proprio bisogno di credere in qualcosa che vada oltre il millennium bug, la globalizzazione, i nuovi modelli economici e l’esplosione di internet. Gli A Perfect Circle si aggrappano a ciò che amano e gli danno la forma di riff potenti e melodici, accattivanti ed introspettivi, muovendosi, con eleganza e ferocia, tra gothic rock, prog-rock e metal, mentre la sezione ritmica intinge l’album nella malinconia liquida e le chitarre riescono ad essere sia lente e diluite, che veloci ed arrabbiate.

“The Hollow” è l’inizio irrequieto e teso di “Mer De Noms”, un pezzo che alterna passaggi più metallici ed altri che sembrano essere sospesi nel Nulla, in attesa che qualcuno ci sproni ad andare avanti, a seguire quella voce interiore che, spesso e volentieri, lasciamo sprofondare nel rumore caotico che ci circonda e confonde. Intanto “Magdalena” raffredda il bollore del nostro sangue avvelenato, lampi improvvisi illuminano un cielo nero e dolente, mentre “Judith” concede, finalmente, alla band la possibilità di sputare fuori tutto il suo veleno verbale e di mostrare la sua potenza sonora, tra colpi di rullante ben assestati e riff taglienti. Quando tutto sembra dover crollare e finire, da un momento all’altro, fagocitato dalle teste mostruose dell’Idra, ecco che arrivano le melodie leggere ed il violino di “3 Libras”, brano in cui la band mostra il suo lato più fragile, umano e sentimentale, nonché il suo bisogno di creare una connessione empatica col pubblico, di trasmettere e ricevere emozioni, prima di lasciare che un’ultima nota di sconforto chiuda la canzone e permetta al flusso ininterrotto di nomi, di persone, di facce, di storie, di ricordi e di percezioni di riprendere il suo ciclico percorso di fine e di rinascita.

Pubblicazione: 23 maggio 2000
Durata: 44:25
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: Hard-rock, Alternative-rock
Etichetta: Virgin Records
Produttore: Billy Howerdel
Registrazione: 1999 – 2000

1.The Hollow – 2:59
2.Magdalena – 4:05
3.Rose – 3:26
4.Judith – 4:07
5.Orestes – 4:48
6.3 Libras – 3:39
7.Sleeping Beauty – 4:10
8.Thomas – 3:29
9.Renholdër – 2:24
10.Thinking of You – 4:34
11.Breña – 4:24
12.Over – 2:20

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore, ingegnere elettronico. Ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). A breve verrà pubblicata la nuova raccolta di poesie "Per Dopo la Tempesta". Pubblica articoli di approfondimento musicale sia su "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it), che su "Indie For Bunnies" (http://www.indieforbunnies.com).

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