giovedì, 15 Aprile, 2021
Il Parco Paranoico

Oscillate, pg.lost

Mik Brigante Sanseverino 11 Gennaio, 2021 Dischi Nessun commento su Oscillate, pg.lost

“Oscillate” tenta di condurre l’ascoltatore verso un livello conoscitivo più profondo ed essenziale, nel quale i riverberi delle chitarre e le trame artificiali, delicate e suadenti dei sintetizzatori diventano lo strumento con il quale poter interagire e fare propria, senza rischiare di esserne travolti ed impazzire, questa rappresentazione così cruda, distaccata e glaciale, ma assolutamente veritiera, della nostra realtà. Le ambientazioni post-rock, di conseguenza, si fanno più torbide e oscure, nonostante il consueto e suggestivo background melodico; vi sono, infatti, vortici minacciosi, nascosti appena sotto la superficie apparentemente tranquilla del disco ed il rischio di esserne risucchiati è perennemente presente. A questo stato di pericolo imminente, la band svedese contrappone un approccio al nuovo album che si fa via via più cinematico, in modo da rendere i paesaggi sonori meno desolati e più luminosi ed introdurre quegli elementi di calore, di vitalità e di presenza umana che sono fondamentali, al di là di qualsiasi aspetto formale o tecnologico, per creare quel filo invisibile che unisce l’opera al proprio pubblico.

Alcune volte ciò riesce, indubbiamente, meglio, come in “E22”, in “Oscillate” ed in “Shelter”, nelle quali la corrente lunare del post-rock si scontra con quella solare del rock psichedelico, disegnando degli scenari musicali imprevisti ed interessanti, in grado di rapire gli ascoltatori e condurli in una dimensione che utilizza i nostri stessi ricordi, le nostre esperienze passate e la nostra spiritualità, per costruire narrazioni fantasiose capaci di stimolare anche i nostri sensi assuefatti e drogati di stimoli che, sempre più spesso, sono menzogneri, forvianti ed oppressivi. Altre volte, invece, si avverte di più la fatica, la sofferenza di fondo, l’incapacità ad esprimere liberamente sé stessi, anche a causa di quei vincoli e quei compromessi che provengono dall’esterno e che ci obbligano ad essere più diffidenti, più compressi e più inibiti.

Una tensione che si avverte lungo tutto il disco e che, in fondo, caratterizza la nostra stessa società; vorremmo essere migliori, ma spesso abbiamo bisogno di crescere per diventarlo, abbiamo bisogno di essere più consapevoli e più sicuri delle nostre capacità, così come lo sono “Eraser” e “The Headless Man”, brani dal potente contenuto empatico, che prescindono da qualsiasi schema predefinito e da qualsiasi specifico stile  ed utilizzano linguaggi, anche eterogenei tra loro, più o meno abrasivi, più o meno lineari, più o meno rassicuranti, per entrare in contatto diretto con tutti coloro che sono dall’altra parte dello specchio.    

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra cui la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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