lunedì, 1 Marzo, 2021
Il Parco Paranoico

Xenophilia, Vandemonian

Mik Brigante Sanseverino 22 Febbraio, 2021 Dischi Nessun commento su Xenophilia, Vandemonian

Quando il piccolo mondo che ti risultava essere familiare viene travolto da eventi di portata globale – dalle mutazioni climatiche alla crisi del modello economico di stampo neo-liberista che credevamo potesse offrirci benessere e sicurezza; dalle guerre finanziarie, nascoste dietro finte motivazioni di carattere etnico, storico o religioso, allo sfruttamento intensivo, da parte di una esigua minoranza, delle risorse del pianeta – è naturale sentirsi disorientati ed impauriti. Ciò che, invece, non è naturale è credere e convincersi di potersi salvare da soli, semplicemente chiudendo gli occhi, fingendo di non vedere quello che accade fuori dalle nostre case comode ed accoglienti, nelle periferie abbandonate delle nostre metropoli, al di là del mare, nei luoghi più disagiati della Terra, laddove vengono negati i più ovvi diritti umani e civili e qualsiasi manifestazione di dissenso si paga con il sangue, la sofferenza e la morte.

Le sonorità dei Vandemonian entrano nelle ferite del mondo, ne sono l’appassionata riproposizione musicale, alternano momenti più intimi e dolenti ad altri che esplodono di viscerale e dirompente rumore, mediando le fragorose trame di matrice post-rock alle ambientazioni ed ai colori morbidi e calorosi del progressive rock. Le robuste sezioni strumentali della band tedesca intrecciano la loro strada con improvvise interferenze verbali, passaggi più melodici, momenti di meditazione: un flusso continuo di coscienza nel quale le nostre certezze, spesso indotte artificialmente dall’esterno, si trasformano in domande. Domande che ci sbattono in faccia la cruda e dolente realtà, le nostre fragilità e debolezze umane, i nostri atteggiamenti più meschini ed egoisti, il peso degli errori celati nel nostro stesso passato, lo sconforto dinanzi ad un futuro che si promette oscuro, divisivo e travagliato.

Riusciremo ad evitarlo? “Xenophilia” ci mostra la sua soluzione ottimistica, che è quella di abbandonare definitivamente i confini, le bandiere, le caste, le varie credenze con le quali pensavamo di poter costruire un argine, perché l’argine verrà, inevitabilmente, travolto e spazzato via. Ed allora l’alternativa a questa visione tristemente xenofoba del mondo può essere solamente quella di fare fronte comune, di solidarizzare, di abbattere i propri limiti mentali, culturali, spirituali e fisici, acquistando finalmente la consapevolezza di appartenere non solo a questo o quel paese, a questa o quella città, a questo o quel quartiere, a questa o quella famiglia, ma all’intera umanità. Solo così, insieme, potremo davvero salvarci.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra cui la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.