lunedì, 19 Aprile, 2021
Il Parco Paranoico

I Won’t Eat The Horror, Feeding Fingers

Mik Brigante Sanseverino 25 Febbraio, 2021 Dischi Nessun commento su I Won’t Eat The Horror, Feeding Fingers

I Feeding Fingers ripercorrono i brividi ed i respiri della notte, il vento che soffia tra gli sterpi spinosi e rinsecchiti della brughiera e che assume la sembianze del nostro stesso destino: può apparirci furioso come un uragano oppure lieve come una brezza marina, ma, in entrambi i casi, è inevitabile, oltre che carico di stimoli, di percezioni, di pensieri che si raccordano alla perfezione con le sonorità synthwave, dark ed electro-pop di “I Won’t Eat The Horror”. Con la sua estetica lunare, nella quale convivono le nostalgie e le ombre del recente passato, ma anche quegli improvvisi bagliori digitali, che accompagnati dalle visioni artificiali di “Goodbyes That Last For Years”, ci aprono le porte di un futuro che Justin Curfman – e noi con lui – si augura più promettente, più consapevole, più umano.

La tensione spirituale di “Stapled To Your House” si abbatte su quella che è diventata un’arida e silenziosa quotidianità, con le sue trame e i sue intrecci gotici e new wave, è qualcosa di vivo di cui abbiamo assolutamente bisogno, una sorta di liberatorio temporale che ci faccia uscire dal torpore e dall’apatia nei quali siamo stati imprigionati. Alienazione e solitudine non sono nate adesso, esse erano già parte delle nostre esistenze post-industriali, mediatiche ed iper-tecnologiche, la recente pandemia le ha semplicemente amplificate, facendole uscire allo scoperto e mostrandoci quanto vuote fossero le nostre vite, quanto false fossero le nostre interazioni sociali. L’orrore era già presente, il virus lo ha solo reso evidente, ma adesso è giunto il momento di esorcizzarlo, proprio come avviene nelle immagini di Agnieszka Wyszła, concepite per metterci davanti alla cruda verità e liberarci, finalmente, dal senso di pericolo, dai traumi e dalle fobie che ci impediscono di andare avanti, facendoci credere che l’isolamento sia la sola strada possibile, l’unica che ci metta al riparo dalle sofferenze e dal dolore.

La salvezza, invece, è un’overdose di colori, di suoni, persino di ombre, di interazioni e di relazioni sincere, una comunione d’intenti, una strada comune, una condivisione di idee e di progetti, proprio come è accaduto con questo album, concepito in un periodo nel quale il mondo si era fermato, ma capace di superare qualsiasi distanza fisica, di andare al di là dei blocchi, dei lockdown, delle quarantene, dei coprifuoco, dei continenti e mostrare quanto le persone abbiamo bisogno di costruire, di immaginare, di sognare, di emozionarsi assieme.

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra cui la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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