venerdì, Settembre 24, 2021
Il Parco Paranoico

Fiyasko, Affet Robot

Mik Brigante Sanseverino Aprile 25, 2021 Dischi Nessun commento su Fiyasko, Affet Robot

Istanbul ha un’anima oscura e tormentata che volge il suo sguardo verso sonorità lunatiche e crepuscolari di matrice darkwave, figlie dei tempi incerti che stiamo attraversando, ma anche di quel decadente e vivido romanticismo che affonda le sue radici nel periodo storico a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, nelle trame di band come i New Order o i Depeche Mode. Oggi, però, avvertiamo un senso d’urgenza più crudo e più spietato; la tecnologia ha creato un mondo nel quale gli esseri umani trovano sempre meno spazio per esprimere i propri sentimenti ed i propri istinti e sono costretti, di conseguenza, a sposare, assorbire ed adottare – per timore e per convenienza – comportamenti, idee, opinioni che, sempre più spesso, non sono naturali, ma vengono imposti dall’esterno.

“Fiyasko” è il risultato finale di queste scelte e queste azioni: un futuro di ombre e di fantasmi che hanno preso il posto della misericordia, delle parole di scusa e del perdono, riducendo le persone ad identità virtuali che riconoscono ed accettano solamente i propri simili, seguono le medesime mode, coltivano i medesimi sogni, adottano i medesimi stili di vita e rifiutano chiunque appaia diverso ed alieno rispetto i ruoli che la nostra società teorizza, impone, favorisce e prevede. Intanto, però, le città sono sempre più caotiche e connesse tra loro, è impossibile controllarne quel cuore notturno e pulsante; un cuore da cui emergono queste atmosfere oscure ed accattivanti, intrise di sintetizzatori, armonie glaciali, linee ritmiche che strizzano l’occhio alla new-wave, letteratura gotica, desiderio di penetrare nelle profondità dell’animo umano, di orientarsi tra le peggiori ossessioni, i disturbi mentali, le paure primordiali dalle quali, successivamente, si originano quei comportamenti aggressivi, dispotici, violenti che mettono in pericolo sé stessi e gli altri.

Affet Robot ricerca le radici del male nel nostro passato; si tratta di un male che si nasconde dentro di noi, nutrendosi dei nostri rimpianti, delle nostre delusioni, delle nostre colpe e soprattutto dei momenti nei quali non siamo stati in grado di esprimere i nostri veri sentimenti, preferendo rifugiarci in frasi fatte, falsi moralismi, leggi, obblighi, divieti, precetti che, alla fine, non sono che un modo subdolo e meschino di nasconderci ed evitare possibili problemi, limitando, però, in questo modo, la possibilità di percepire la vera ed eterogenea bellezza del mondo.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.