lunedì, Giugno 14, 2021
Il Parco Paranoico

Reset, Bachi Da Pietra

Mik Brigante Sanseverino Maggio 8, 2021 Dischi Nessun commento su Reset, Bachi Da Pietra

La roccia è stata, inesorabilmente, consumata e sgretolata dalla forza degli eventi esterni, dalla mano inesorabile del destino, dal divenire illusorio del tempo. Se, da un lato, quindi, abbiamo frantumato quelle che consideravamo delle solide certezze, dall’altro abbiamo reso ogni aspetto della nostra realtà più precario, più volubile e più aleatorio, ma adesso il vento può mescolare i diversi indizi, le svariate percezioni, le molteplici emozioni, unendole alle sonorità eterogenee della band italiana che, in “Reset”, personale punto di ripresa e ripartenza, diventano un fluido cosmo di rock acido ed irriverente, di appassionata ed amorevole vena cantautoriale, di blues grezzo e vibrante, di striature noise, che risuonano di indomito passato, mentre, nel frattempo, da un altro scantinato, nascosto chissà dove, irrompe un ritrovato e rinnovato magma sonoro fatto di amplificatori a volume massimo, di elettricità, di groove, di parole che si abbattono contro il buio profondo delle nostre coscienze in ostaggio di un MinCulPop che ci vuole tutti finti, stupidi, allineati e sorridenti.  

“Di Che Razza Siamo Noi”, “Il Rock è Morto”, “Insect Resect”, “Comincia Adesso” sono unite da un filo invisibile proiettato verso il domani, rappresentano il reset, crudo ed abrasivo, della nostra anima; la spronano a ritornare alla purezza originale, liberandosi di tutte quelle disumane ed inutili sovrastrutture con le quali l’abbiamo zittita e resa sempre più marginale ed evanescente, non accorgendoci, nel frattempo – perché troppo impegnati a rincorrere un futuro fantasma – di tutto il veleno, di tutta la merda, di tutto il caos, che stavano distruggendo e consumando i nostri stessi corpi.

L’album si presenta, quindi, come un doppio reset: corporeo e spirituale, hardware e software, pratico e creativo, interiore ed esteriore, che non disdegna l’apertura più melodica di “Meriterete”, né le ritmiche incalzanti di “Bestemmio l’Universo” che dipingono, attraverso suoni che hanno il sapore nostalgico degli anni Novanta, un paese che pare sempre più arrabbiato ed appiattito, incapace di aggregarsi attorno a quelle che sono le idee, le esperienze e le energie più positive, finendo così intrappolato in un labirinto, sempre più commerciale e “più easy”, ricolmo dei soliti luoghi comuni, del più violento e retrogrado paternalismo e soprattutto di una classe politica, costituita da ignoranti, cialtroni ed incapaci, strettamente fedele ai suoi tossici e morbosi cliché, che non può, non vuole e non sa andare oltre il fumo delle medesime promesse, dei medesimi discorsi, delle medesime formule, delle medesime teorie che hanno ridotto le nostre esistenze ed un odioso, irritante, pestifero e nauseante tirare a campare.

Ed intanto le mosche prendono il controllo, sono dentro e fuori, nei palazzi del potere, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, per le strade, nelle case, ovunque. Questo reset rappresenta, dunque, il nostro ultimo tentativo, l’ultima speranza, l’ultima scossa per le nostre coscienze drogate, assuefatte e rassegnate a sopravvivere tra le mosche. 

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali la raccolta virtuale, condivisa e liberamente accessibile "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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