lunedì, Ottobre 18, 2021
Il Parco Paranoico

Buried In Roses, Buried In Roses

Mik Brigante Sanseverino Settembre 20, 2021 Dischi Nessun commento su Buried In Roses, Buried In Roses

Le atmosfere sfocate di quel crepuscolo emotivo che è “Descent” suonano, appunto, come una discesa nelle più torbide e pericolanti profondità del nostro animo; nel nostro personale inferno, stretto tra la vana ed inutile attesa di una primavera che non arriva – non potrà mai farlo – finché qualcuno tenterà di cambiarci, di renderci conforme ad uno schema, ad un modello o a un’idea che non ci appartengono e che su di noi possono avere solamente l’effetto distruttivo di un artiglio conficcato nella carne viva.

Intanto riverberi shoegaze prendono per mano le artiste americane, donando uno strano e inatteso alone di prezioso ottimismo all’oscurità che, altrimenti, rischierebbe di fagocitare ogni cosa. “The Message” vibra, finalmente, di ritrovata positività; “I Float Alone”, nuda e malinconica, ha ripulito questo vecchio, stanco e contorto cielo dalle nubi che lo infestavano e adesso è il momento di rendere più leggeri, più spontanei, nonché svincolati da norme e restrizioni esterne, questi nostri cuori, eccessivamente appesantiti ed affaticati, insensibili alle parole altrui, alle mani tese ed incapaci di distinguere tra passato e futuro, realtà e illusione, verità e menzogna. Cuori pesanti, convinti, a torto, di essere morti e di non poter mai più tornare a battere e a perdersi nei luccicanti e conturbanti bagliori di “Silver Things”.

Buried In Roses, dal North Carolina, tentano di trovare una cura alla cupa sofferenza dei tempi moderni; non è facile, perché, probabilmente, siamo noi stessi la malattia e ciascuno di noi, se vuole, se si lascia trasportare dalle riflessive e dolci sonorità di “The Shadow”, potrebbe trasformarsi in parte della cura. Sta a noi, in fondo, scegliere il cammino; scegliere se seguire o no le ombre che qualcuno proietta sul nostro sentiero del sentire; decidere se girarci, puntualmente, dall’altro lato o se fissare l’immagine che c’è nello specchio, senza aver paura di romperlo, di farlo in mille pezzi, di riprenderci sia il giorno, che la notte. 

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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