sabato, Dicembre 4, 2021
Il Parco Paranoico

Mostri, Giorgieness

Mik Brigante Sanseverino Ottobre 29, 2021 Dischi Nessun commento su Mostri, Giorgieness

Chi sono i mostri? 

Da un lato ci sono creature solitarie, isolate e rinnegate per la loro diversità, senza alcun legame affettivo cui aggrapparsi, che, per curiosità, iniziano ad imparare, senza, però, riceverne alcun giovamento, perché quella conoscenza procura loro solo altre sofferenze e altro dolore, spingendole a chiedersi chi sono davvero, perché gli sguardi altrui sono sempre così ostili, perché la società nega loro persino il diritto a un’identità, perché il loro futuro appare come un viaggio senza alcuna speranza di trovare amore o calore. Questa triste consapevolezza, quella di non poter ispirare amore, le conduce, di conseguenza, alla fatidica scelta di voler ispirare terrore e di voler spingere fuori di sé quell’inferno interiore che le tormenta, preferendo, quindi, trasformarsi in mostri e riversare sugli altri tutta la loro frustrazione, le loro ansie, la loro rabbia e la loro infelicità.

Dall’altro lato, invece, ci sono uomini e donne talmente ambiziosi da voler sfidare le forze misteriose che pervadono l’Universo; talmente arroganti che, pur di lasciare il segno del proprio passaggio sulla Terra, procedono, senza alcun rimorso, oltre i confini di quella che è la vita, rompendo i delicati equilibri della natura e trasformandosi, alla fine, in fantasmi senza pace in preda alla follia, in servi dannati delle loro stesse creazioni.

Dunque, chi siamo noi? Siamo, forse, coloro che trasformano il proprio bisogno d’essere amati e accettati in rabbia viscerale? Oppure siamo coloro che, per soddisfare la propria brama di celebrità, di potere e di successo, diventano talmente schiavi del progresso e della tecnologia, da perdere completamente il rispetto per gli altri, per quelli che sono i loro bisogni, i loro sentimenti e soprattutto per quella che è la loro sofferenza?

Questo disco ci consente, con le sue trame pervase da melodico, sensuale e crudo romanticismo, di scoprire quei mostri affamati che vivono dentro di noi, quei bisogni puri e primordiali che, spesso, nascondiamo per paura di essere derisi o emarginati; inoltre, allo stesso tempo, ci sprona a guardare nell’abisso nel quale sono immerse le nostre fragili esistenze. Un abisso, ugualmente mostruoso, che ci obbliga ad omologarci alla maggioranza, ad assumere le sembianze di creature prive di qualsiasi empatia, concentrate solamente sul proprio ego e su tutto ciò che può procurar loro piacere materiale. Folli umanoidi completamente succubi e schiavi dell’ideologia capitalista, di quei meccanismi e quelle leggi di mercato che rubano loro ogni ideale, ogni slancio d’amore ed affetto, trasformandoli, come diceva Fabrizio De André, in mostri fatti solamente di istinto e di raziocinio, strani cinghiali con una laurea in matematica pura.

Queste considerazioni prendono forma davanti ai nostri occhi, mescolandosi alle esperienze personali di Giorgia, alle sue sonorità intrise di pop elettronico, mentre le sue parole illuminano, improvvisamente, lo schermo nero dei nostri pensieri più intimi, dei sentimenti che abbiamo timore di mostrare all’esterno, dei sogni ai quali abbiamo dovuto rinunciare. “Mostri” tenta di evidenziare quelli che sono i punti comuni, piuttosto che le differenze, esistenti tra le persone. Persone e non mostri, questo atto di fiducia è il primo necessario passo per superare le deludenti paludi di “Maledetta”, quel pesante e deludente carico di incomprensioni reciproche che ci allontanano, mentalmente e spiritualmente, lasciandoci con la malinconia dei nostri ricordi più dolorosi, mentre fissiamo vecchie foto e continuiamo a imprecare contro lo scorrere indecifrabile del tempo. Ciò non fa altro che aprire la gabbia dorata delle menzogne nella quale ci rifugiamo, pensando di essere forti come una tempesta e di poter cancellare, per sempre, tutto quello che è accaduto prima, tutte le relazioni che ci hanno fatto soffrire e contro le quali, adesso, vorremmo scagliare la parte più negativa, l’antidoto, il rivale, il distruttore che esiste dentro ciascuno di noi. E’ evidente, però, che se non riusciremo ad accettare il passato, saremo sempre soli, perché verremo consumati dall’insicurezza e dal timore di nuove, brucianti delusioni, di nuovi pugnali piantati nel petto, nonostante le abbaglianti luci di “Hollywoo”, nonostante la fama, la ricchezza o il successo che il destino potrebbe avere in serbo per noi, nonostante i “cari mostri” che accompagnano i nostri passi.

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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