sabato, Dicembre 4, 2021
Il Parco Paranoico

Brighten, Jerry Cantrell

Mik Brigante Sanseverino Novembre 3, 2021 Dischi Nessun commento su Brighten, Jerry Cantrell

Possiamo stare meglio; possiamo avere ancora ideali in cui credere; possiamo trovare qualcosa a cui appassionarci; possiamo persino trovare qualcuno d’amare; possiamo rivivere le ambientazioni blueseggianti e psichedeliche degli anni Settanta, senza sentirci né troppo vecchi, né fuori luogo, ma tentando di riproporre la genuina e vibrante energia di quel decennio, anche a questo nostro stanco e appiattito presente, nel quale la gente sembra più interessata a criticare, a giudicare, a disprezzare, a sputare ovunque le sue allucinanti dosi di veleno virtuale, piuttosto che metterci la faccia, sporcarsi le mani, emozionarsi per qualcosa o qualcuno che non rientra nei canonici e prevedibili modelli di “bello”, “buono”, “giusto” o “corretto”, che vengono ideati e proposti dalla rete globale.

In quest’album Jerry Cantrell mette tutto sé stesso: la drammaticità e il fuoco vivo degli Alice In Chains, ma anche atmosfere country provenienti da un lontano e innocente passato, tentando di trovare un equilibrio tra hard-rock e melodia e costruendo quello che è un auto-ritratto umano e musicale, il cui obiettivo è infondere positività e fiducia negli ascoltatori.

Una luce, quella di “Brighten”, che non va cercata chissà dove, perché essa è presente, da sempre, dentro di noi, ma ha bisogno di una scossa per mostrarsi in superficie ed esplodere con tutta la sua intensità, coinvolgendo, magari, anche gli altri, le amicizie di una vita, gente come Duff McKagan o Greg Pulciato. Il disco ha momenti più riflessivi e armonici, come nella ballata folkeggiante “Prism Of Doubt”; vi sono poi passaggi più grezzi, sporchi e graffianti, come avviene in “Had To Know”, grazie alla quale ritornano sonorità robuste e bellicose tipiche dell’epopea grunge; si attraversano lande di dolente oscurità, come nell’incipit “Atone”, che evoca eventi e ricordi più cupi e sofferti, senza i quali, però non saremmo qui adesso, non saremmo così adesso e soprattutto non avremmo la forza necessaria a richiamare la brillante lucentezza che pervade brani quali la title-track o la cover di Elton John – su testo di Paul McCartney – “Goodbye”, alla quale Jerry riesce a donare una nuova veste sonora, senza snaturarne l’amorevole contenuto, la preziosa e calorosa apparizione di un raggio di sole attraverso le pesanti nubi di una malinconica giornata di pioggia.    

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.