Autotune spinto all’estremo, come se la voce umana dovesse ormai farsi codice, onda compressa, ronzio metallico in un universo che ha smarrito la propria frequenza naturale. Da un lato, sembra quasi un esperimento: sondare se in questo nuovo territorio sonoro, tanto artificiale quanto ostile, possa ancora esistere una scintilla d’ignoto, una traccia di mistero, qualcosa di inaspettato che valga la pena ascoltare. Dall’altro, pare piuttosto una dichiarazione programmatica, una resa inquietante: quella di una musica rock ormai giunta al punto di rottura, sempre più distante, sempre più aliena, sempre più inverosimile.
Ma forse, semplicemente, questa è la colonna sonora del presente.
Un presente in cui la verità giace sepolta sotto cumuli di menzogne algoritmiche e artefatti digitali; un’epoca in cui gli oppressi si confondono con gli oppressori e le vittime con i carnefici, mentre il passato viene deriso come un’illusione
romantica e il futuro brandito come uno spauracchio per paralizzare masse lobotomizzate e globalizzate, nutrite ad immagini e a scroll.
I The Voidz non abbelliscono questa visione: la amplificano, la rendono insopportabile, la trasformano in suono. Un suono orribile, eccessivo, saturato, sin troppo cosciente della propria finzione e bruttezza. Eppure, in questa esasperazione digitale c’è un intento preciso (?): mostrarci lo spettro dell’umanità ridotta a periferica, ingranaggio fungibile in una catena hardware globale, in cui il software comanda e il sangue non serve più.
Una visione distopica che, tuttavia, non è priva di tracce di vita.
Nell’esecuzione di “Russian Coney Island” affiora, infatti, come un refolo d’aria in una stanza satura di fumo, una residuale umanità. È l’ultimo battito sensibile prima del collasso, l’ultima eco di creature di carne, ossa e sentimenti, che ancora osano abitare uno spazio ormai occupato da flussi di dati e simulacri senz’anima.
“Męğż Øf Råm” è un EP spietato, quasi un falso d’autore, una beffa sonora, un sabotaggio dall’interno. Potrebbe essere letto come un avvertimento ai popoli del mondo: guardate cosa sta diventando la musica, e con essa l’essere umano. Ma se non fosse voluto, se i The Voidz fossero davvero caduti nell’inganno della macchina, allora non ci resta che un’unica salvezza: tapparci le orecchie e procedere oltre.


























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