La seconda giornata di Ypsigrock 2025 si apre sotto un cielo che, come accade spesso in Sicilia, non conosce mezze misure. Castelbuono, con le sue pietre antiche e le sue viuzze che profumano di manna, si lascia avvolgere dal respiro della musica, quella che arriva come un vento inatteso.
Un immaginario vento di aria fredda si insinua, infatti, tra i nostri mutevoli umori, come un presagio che non ha bisogno di essere annunciato. Porta con sé le trame sonore crude, viscerali, sincere, robuste e taglienti dei Makeshift Art Bar: chitarre che graffiano come rami secchi, sezione ritmica che pulsa come un cuore inquieto, voce che è ferita e guarigione assieme. È un vento che, incontrando un respiro caldo e denso di emozione e di passione, si fonde con la malinconia struggente dei Porridge Radio.
Quella malinconia che, per Giacomo Leopardi, è dolce e cara, perché custodisce il ricordo delle speranze giovanili e la consapevolezza della loro umana fragilità. Non chiede di essere scacciata, ma semplicemente abitata, perché essa è il sentiero che ci riporta a ciò che
abbiamo perduto e, insieme, ci spinge verso ciò che ancora desideriamo ottenere. Un filo invisibile ci lega a ogni volto, ogni luogo, ogni suono che ci ha sfiorati e poi, senza chiedere permesso, è svanito — come se fosse la coda di una canzone che non vorremmo finisse mai.
Le due correnti — il gelo tagliente e il calore struggente — si avvolgono l’una all’altra, generando un turbine che ci spinge a sollevare lo sguardo stanco e sottomesso verso un cielo visionario: più limpido, più vero, più sensibile, più giusto.
E poi c’è lei, Dana Margolin: una presenza che sembra arrivare da un luogo sospeso tra il ricordo e la promessa, tra il riverbero di un’estate passata e l’alba di un giorno ancora da vivere. Con la sua chitarra intona un addio dolceamaro — il tipo di addio che porta il peso e la grazia di tutto ciò che abbiamo amato, stretto, ascoltato fino a sentirlo vivo, e che poi, senza preavviso, abbiamo, irrimediabilmente, perduto.
Non è così, in fondo, che riconosciamo ciò che ci ha toccato davvero? Nel silenzio che segue, mentre il vento scende dalle montagne e attraversa i nostri corpi, restiamo immobili, certi che — per un istante — tutto, qui ad Ypsigrock, è stato esattamente come doveva essere.


























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