venerdì, Febbraio 13, 2026
Il Parco Paranoico

Ypsigrock Festival (3° giorno) @ Castelbuono, 9/8/25

Ci sono momenti in cui il tempo non scorre, ma si piega, si distende e si frantuma. Franco Battiato ci ha insegnato che la vita è una successione di attimi fuggevoli, di momenti da cogliere senza lasciarsi imprigionare dal loro ritmo, cercando quel centro di gravità permanente che, forse, non esiste, o che si rivela solamente per un istante. I tempi della nostra esistenza sono, infatti, costellati da incontri che sfidano la logica: troppo presto o troppo tardi, smisurati, essenziali, eccessivi o appena percettibili. Alcuni si abbattono su di noi come tempeste, altri si insinuano piano, silenziosi, e restano per sempre. Luci limpide che si intrecciano con angoli in ombra perenne, con ossessioni che mordono e con congetture nate da algebre tossiche e rischiose.

Solo la musica sa scivolare in questi interstizi emotivi, penetrarli, rovesciarli, riscriverne il contenuto. Lo ha fatto tante volte Alan Sparhawk, con la sua voce che sembra dialogare con il silenzio e la sofferenza, e con un’umanità che sa farsi peso e anche carezza. Lo stesso viaggio – tortuoso, affettuoso, doloroso – che i The Voidz traducono in un intreccio di conquiste e di solitudini, di porte che si aprono e si chiudono indipendentemente da noi, come se il destino fosse un magico corridoio dalle luci intermittenti e senza alcun interruttore a portata di mano.

La terza serata di Ypsigrock è stata un ponte invisibile teso verso il futuro sospeso dei Wu Lyf, un’eco di passato – narrata da Martha Da’Ro – che ancora non abbiamo imparato a decifrare, e un presente che nessuno ha mai avuto il coraggio di stringere fino in fondo. C’era, in quell’aria, qualcosa che ricordava proprio la Sicilia e la sua capacità di far convivere l’astrazione e la carne, il metafisico e il quotidiano.

E lì, tra le note, il nostro sogno ha smesso di attendere: si è seduto accanto a noi, ha respirato il ritmo della nostra meraviglia, si è fatto materia. Yuné Pinku, con le sue melodie, che somigliano a paesaggi appena intravisti dal finestrino di un treno notturno, ci ha spinti altrove – in un altrove che, per una volta, non faceva più nessuna paura.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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