L’amore ha sempre un lato buio, famelico, segreto. Non è mai soltanto carezza, mai soltanto abbraccio: è anche una morsa che stringe, un sussurro che ferisce, un’ombra che ti osserva mentre dormi. Lo si coglie di sfuggita, magari la notte, quando i rumori esterni si attenuano e la frenesia della quotidianità sprofonda, finalmente, in un sonno senza sogni. È allora che appaiono le stanze interiori che di solito non mostriamo a nessuno, quelle in cui si nascondono i desideri più inconfessabili e i dolori che non trovano voce.
In queste stanze hanno preso vita i nuovi Maquillage: “ArMOR” è un disco d’amore, ma anche di travaglio e di tormento. Un’opera che rapisce e che ammalia, che spiazza e che inganna, proprio come fanno certi sguardi che non dimentichi, certe parole che ti restano addosso, certe sensazioni che non puoi controllare. È un amore simile a quello raccontato da Georges Bataille, fatto di abisso e di perdita, di eros che brucia e di sangue che pulsa: un sentimento che non consola, ma divora.
C’è qualcosa di fisico e di carnale in queste canzoni, ma anche di etereo, di spirituale e di invisibile, come se i vivi continuassero ad alzare muri inquietanti ed ostili, a difesa di sentimenti ormai contaminati, avvelenati e compromessi, mentre gli zombi del passato non fanno altro che rimpiangere e lamentarsi per quello che hanno perduto.
L’amore, qui, appare come nelle pagine di Emily Brontë, un vento che ulula feroce sui prati, che spezza e non ripara, che uccide e non rigenera, ma che, proprio per questo, rende vivi, indomabili, veri.
Sotto la superficie dolce e ovattata del dream-pop si insinuano, intanto, pulsazioni oscure, echi new-wave, vibrazioni dark-rock che non cercano la via comoda e facile del ritornello, ma il rischio di una verità interiore. La band belga sperimenta, si muove secondo ritmiche spontanee, lontano dalle formule e dalle soluzioni prestabilite. E in queste armonie fragili, ma tenaci, c’è la volontà di sfuggire al clamore mondano, di sottrarsi a quelle false sicurezze che sono, in realtà, soltanto nuove catene, nuove sottomissioni.
“ArMOR” è un disco sull’amore cattivo e bugiardo, sull’amore che ti ferisce, ma che, al tempo stesso, ti restituisce il coraggio e la capacità di restare te stesso. È l’amore che – come piaceva a Marguerite Duras – è destinato a bruciare e a lasciare ceneri, eppure non può che essere desiderato, inseguito, gridato. È un amore inafferrabile che spinge a uscire dal branco, a non temere le domande scomode, né i vuoti, perché nessun vuoto è davvero vuoto: dentro ogni crepa si accende una scintilla.
Tra riverberi shoegaze e alchimie quasi magiche, i Maquillage creano visioni oniriche, stratificazioni sonore nelle quali lasciarsi cadere come in una febbre dolce-amara. Ogni brano è una piccola fornace di passione che ci mantiene svegli e consapevoli, uno specchio nel quale le maschere si sciolgono e le relazioni tossiche mostrano la loro ingrata e bellicosa mutevolezza. Le stagioni, nel mentre, scrivono i loro finali, e solo coloro che amano davvero riescono a illuminare l’oscurità: un bagliore, una direzione, un senso, una parola, un suono, una sfida.


























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