lunedì, Gennaio 19, 2026
Il Parco Paranoico

Ride Into The Sun, Brad Mehldau

Mik Brigante Sanseverino Settembre 11, 2025 Dischi Nessun commento su Ride Into The Sun, Brad Mehldau

Brad Mehldau è uno di quei musicisti che hanno trasformato il pianoforte in un organismo vivo, capace di respirare e di vibrare insieme al mondo. Nel suo percorso, ha sempre amato lasciarsi attraversare dal rock e dal cantautorato, accogliendo nel suo repertorio Beatles, Nick Drake, Radiohead. Non si tratta mai di un semplice omaggio, ma di un incontro: Mehldau sa farsi testimone dell’anima segreta di un brano, e nel gesto di suonarlo lo lascia mutare, germogliare, respirare in una nuova dimensione jazzistica. È come se, tra le sue mani, la rabbia e l’angoscia di certe canzoni si sciogliessero in una tristezza palpitante, profonda, che ci restituisce le voci di coloro che pensavamo perduti. Voci che, in realtà, non ci hanno mai lasciato: continuavano a parlarci nel vento, nell’acqua, nel cielo e nella terra. Solo che noi eravamo distratti, intenti a inseguire potere, conflitti, supremazia, ricchezze, risorse, spazi e tempi che non ci appartengono.

In “Ride Into The Sun”, Mehldau intreccia il suo pianoforte e i suoi arrangiamenti orchestrali con il mondo fragile e luminoso di Elliott Smith. È un mondo fatto di dettagli minuscoli e fondamentali, di intuizioni che arrivano come sussurri, di improvvise scoperte capaci di illuminare zone oscure dell’animo umano. Ma è anche un territorio attraversato da ombre: l’estraniamento, la solitudine, la difficoltà di comunicare, la fatica di sentirsi parte di un tutto. La musica, qui, diventa una via per recuperare connessioni umane smarrite, in un tempo che sembra spingerci invece verso la dimenticanza, convincendoci che l’illusione digitale sia più interessante e rassicurante della realtà. Ma dietro questa illusione c’è il baratro: un abisso di depressione, alienazione, inconsapevolezza, vuoto.

Gli angeli della musica, come Nick Drake o Elliott Smith, conoscevano bene questo abisso, eppure non arretravano: la loro era una missione, un tentativo di attraversare anche il dolore più cupo per testimoniarne la verità. In quel gesto disperato e sincero c’era il seme di un bene più profondo: la possibilità di rendere visibile ciò che ci lega come esseri umani, anche nelle emozioni più difficili. Oggi, al contrario, viviamo, spesso, senza consapevolezza, senza ricerca, senza desiderio di comprensione: camminiamo sull’orlo del precipizio, ma senza sapere nemmeno dove stiamo andando e senza nemmeno accorgerci di precipitare.

Mehldau, in questo viaggio musicale, non è solo. Porta con sé la forza dei brani di Elliott Smith, la loro densità di significati, di contrasti, di prospettive che non hanno paura né dei fantasmi, né delle ferite sanguinanti del passato. La sua musica è un atto di fede laica nelle possibilità degli esseri umani, nella loro capacità di bellezza e di resistenza anche in tempi così oscuri e drammatici. E proprio oggi, dinanzi a un mondo che sembra precipitare nella crudeltà e nella violenza – dalle macerie di Gaza, dai corpi di più di diciottomila bambini gazawi innocenti, fino al cinismo spietato di un governo israeliano che calpesta diritti e vite – questa fede nella musica e nell’umano suona come un appello, come una preghiera, come un’ultima speranza.

Elliott Smith, con le sue canzoni spezzate e luminose, resta il simbolo di questa umanità fragile e ostinata. Non un eroe, non un profeta, ma un uomo che ha saputo guardare dentro le proprie ferite per dirci che in esse non c’è soltanto dolore, ma anche una bellezza struggente. Mehldau lo riporta a noi, con rispetto e con devozione, ricordandoci che la musica può ancora essere un ponte: tra le persone, tra i vivi e i morti, tra la disperazione e il futuro.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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