domenica, Aprile 19, 2026
Il Parco Paranoico

H., Norse

Mik Brigante Sanseverino Settembre 15, 2025 Dischi Nessun commento su H., Norse

Una corona di spine punk-hardcore: è questa l’immagine che i Norse pongono attorno ai propri brani, un’aureola che non ha nulla di salvifico, ma che brucia, lacera e sanguina. È, infatti, con questo gesto simbolico che la band piemontese ci costringe a risvegliarci e a guardare, senza comodi filtri digitali, lo sporco e il marcio che, solitamente, preferiamo ignorare, accecati dalle ombre della società iper-tecnologica di cui siamo parte, dalle sue vetrine di apparenza e dai suoi idoli e miti fasulli.

Invece di ascoltare le urla che abitano le nostre viscere, ci rifugiamo nelle nostre esistenze soffocanti e solitarie, nelle lotte minime e quotidiane che ci consumano senza alcuna redenzione. Ma i Norse ribaltano questo meccanismo: trasformano dolore e rabbia, frustrazione e impotenza in trame sonore dissonanti e massicce, vibranti e, inaspettatamente, romantiche, capaci di restituire sensibilità anche là dove regna l’abisso.

“H.” diventa così un viaggio onirico e abrasivo, un intreccio di noise-rock che si fa testimonianza emotiva, decadimento radioattivo dei nostri sogni, rovina di qualsiasi promessa etica e civile. Otto canzoni che suonano come un omaggio febbrile a Harold Norse, il poeta beat delle parole taglienti e oscure, i cui versi sono impregnati di carne e di sangue. Nei brani della band di Biella i suoi echi si rinnovano, moderni e pulsanti, trasformati in urla che graffiano la gola, in sussurri che si frantumano in chitarre feroci, in un respiro che collassa nella propria crepa di speranza.

Se Harold Norse aveva intere città che bruciavano, di notte, nella sua testa, mentre i corpi degli esseri umani si consumavano, si disgregavano e si incenerivano, i Norse traducono quel rovello poetico in materia sonora: un buco nero che divora ogni illusione, un vortice di resa e di sgomento dove la morte e la falsità si confondono in un unico maledetto viaggio sonoro. L’eros stesso si deforma in una passione contorta e disperata, ultimo lampo della carne prima che il sistema ci stritoli del tutto, riducendoci a vittime e carnefici dei suoi giochi di privilegio, alimentati dal terrore, dall’odio e dalla paura.

Non c’è catarsi, non c’è via di fuga, c’è solo la consapevolezza che la musica, in questo caso, si fa preveggenza. Una rivelazione estrema che si sintonizza con l’ultimo vagito della poesia beat, con il suo buio intriso di brutalità e violenza, con le sue visioni di corpi lacerati, di droni e di missili che piombano all’improvviso dal cielo, di macerie fumanti, di sangue rappreso. “H.” non è solo un disco screamo, ma è un requiem viscerale, un lampo che illumina l’orrore e, nello stesso istante, la fragilità di chi lo attraversa.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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