venerdì, Settembre 11, 2026
Il Parco Paranoico

In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper, Širom

Un flusso ipnotico apre il nuovo album dei Širom, come un fiume che nasce dalle viscere della terra e si perde nei meandri dell’inconscio. È un flusso di suoni, di spiriti e di tempo, il cui obiettivo non è soltanto accompagnare l’ascoltatore, ma trasportarlo in una dimensione enigmatica dove la materia si dissolve e il reale si fa sogno. Le lunghe suite strumentali non sono semplici composizioni, ma riti sonori che favoriscono uno stato di meditazione e di trance: qui il corpo si rarefà, i pensieri si sciolgono come neve d’altura, e ciò che resta è la vibrazione pura, l’essenza del suono stesso.

Nelle trame intrecciate del loro folk elettronico avanguardista, i Širom evocano un universo dove Oriente e Occidente si sfiorano e si confondono. Dall’Asia all’Africa soffiano echi remoti, leggende di fantasmi, di ombre e di antenati, danze tribali che si fondono con le armonie spigolose e malinconiche dell’Europa dell’Est: i Balcani sospesi tra tragedia e rinascita, le valli dove il vento racconta storie di guerra e d’amore, i villaggi di legno e pietra dove un violino può ancora evocare il pianto primordiale della terra. È un incontro tra forze antiche: da un lato il respiro etereo dei miti orientali, dall’altro la densità magmatica dei popoli europei, con le loro epopee di sangue e di ricostruzione, di perdita e di ritorno. Su questa sottile linea che unisce spazio e tempo, la sensibilità elettronica della band slovena agisce come uno scalpello invisibile: modella, lima, leviga, fino a rivelare una bellezza segreta, un’armonia che pare provenire da un’altra epoca — o forse da un futuro già dimenticato.

Ogni brano è una mappa sonora: un paesaggio in cui il vento soffia tra le corde degli archi, le percussioni imitano il battito del cuore, e le voci — quando emergono — sembrano essenze aliene, residui di un linguaggio arcaico che precede la parola. In queste voci si nasconde la memoria dei popoli nomadi, degli eroi senza nome, delle leggende di orrore e di redenzione che attraversano i secoli e le montagne. C’è una tensione sacra che percorre tutto l’album: come se i Širom cercassero di ricucire lo strappo tra tecnologia e natura, tra modernità e radici. Il loro suono diventa così un ponte fragile, ma necessario, dove memoria e immaginazione si incontrano, dove il passato tribale dell’umanità convive con la sensibilità digitale del presente. È un richiamo alla trasformazione: a un mondo che, per sopravvivere, deve imparare ad accettare il cambiamento, senza, però, smarrire le proprie origini. Un invito a ritornare alle musiche primordiali, alle verità istintive che ancora abitano la terra, i boschi, le acque, il fuoco, le stelle.

Tra archi e percussioni, malinconie struggenti e improvvise illuminazioni, il nuovo lavoro dei Širom si offre come un viaggio dentro la nostra memoria collettiva, una preghiera laica e sperimentale intessuta di vento e di silenzio. È un album che invita a guardarsi intorno e dentro: a riconoscere gli errori che si ripetono, la violenza che ritorna puntualmente, la paura del diverso che, ancora, ci incatena. Ma è anche un atto di fede nella possibilità di un mondo nuovo — un mondo che non veneri più il ferro e la forza, ma l’ascolto, l’incontro, la contaminazione, la poesia dei suoni e dei volti.

Nelle loro mani, la musica diventa rito e rinascita: una corrente che scorre tra passato e futuro, tra carne e spirito, tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo ancora diventare.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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