lunedì, Dicembre 15, 2025
Il Parco Paranoico

Killed By Deaf: A Punk Tribute to Motörhead, VV AA

Cinquanta anni di Motörhead.
Cinquant’anni di benzina sul fuoco, sudore e amplificatori spaccati. E ora un tributo punk e rumoroso che non celebra soltanto una band, ma una filosofia di vita. Perché, a conti fatti, Lemmy lo diceva senza mezzi termini: i Motörhead erano punk con i capelli lunghi.

E aveva ragione.

Perché la loro musica era diretta, veloce, incazzata e per nulla interessata ai formalismi o ai salotti dorati del rock da classifica. Era punk nella carne e nelle ossa, anche quando viaggiava a velocità metalliche, anche quando le chitarre urlavano come turbine d’acciaio e il basso di Lemmy suonava più simile al motore di una moto che ad uno strumento musicale. Il suo timbro era la voce della strada, delle notti sporche e dei bar di periferia, degli eccessi, delle risate, delle risse e delle amicizie indistruttibili.

E così, in questo disco tributo, a prendere la parola — o meglio, a scatenare l’inferno — sono band come i Rancid, i Pennywise, i Lagwagon, gli Anti-Nowhere League e tanti altri, fino al brano finale dove Lemmy torna a suonare con i Damned, intrecciando in maniera materiale ed ideologica i due mondi che più di ogni altro hanno rifiutato l’ipocrisia: il punk e il metal. Un incontro che non è solo estetico, ma anche etico, spirituale, animalesco. Due lingue dello stesso demone, due ruggiti della stessa bestia: la libertà.

Queste canzoni hanno l’odore dell’asfalto bollente e del sangue che arde nelle vene, hanno il sapore di chi ha vissuto fino in fondo la sua storia, di chi non si è mai fatto intimidire dai cattivi presagi, di chi ha riso in faccia alla sfortuna con una bottiglia di whisky e un amplificatore al massimo. È il punk che non si piega, che non cerca scuse, che non pretende giustificazioni. Un punk che — come Lemmy — non ha mai voluto essere eroico, ma solamente vivo, maledettamente vivo, anche dentro le tempeste, anche nel baratro, anche nella follia.

Perché il punk, quando è vero, non è un genere.

È una malattia, una possessione, un modo di respirare. Un linguaggio che non accetta traduzioni: si grida, si suona, si sanguina, si poga. E in questo disco, tutto questo è presente — nelle chitarre che sembrano rasoi, nei cori urlati come inni blasfemi, nei ritmi ipersonici che ti strappano via il cervello e lo scaraventano in una corsa senza freni verso la luce. È una festa infernale, una processione di santi ubriachi e di martiri elettrici che suonano per redimerci dalla società del disgusto, per salvarci dalla vergogna, per liberarci da quell’ordine corrotto che ci vuole docili, anestetizzati, stanchi, pavidi.

Ogni riff è una bestemmia contro la mediocrità. Ogni schitarrata è un gesto di redenzione. Perché Lemmy non avrebbe mai accettato di vivere da morto. Era un eretico del suono, un predicatore del caos. Un uomo che, invece di inginocchiarsi davanti a un dio o a un’idea o a una bandiera, preferiva alzare il volume del suo basso fino a far tremare i muri. Un basso non seguiva alcun tempo: lo distruggeva e basta. Ogni nota era una scintilla incendiaria lanciata verso la supernova della passione, una fiammata nella notte oscura dell’omologazione.

E questo disco tributo è esattamente questo: una miccia, un detonatore, un inno alla disobbedienza come forma necessaria di sopravvivenza. Perché chi non si ribella, muore dentro. E il punk — quello vero, e quello suonato dai Motörhead — non ha mai avuto paura di morire davvero, purché fosse in piedi, con una birra ghiacciata in mano, la gola secca e la consapevolezza che la musica può ancora fare a pezzi le gabbie del mondo.

Questo non è un semplice omaggio. È un richiamo ancestrale, un suono che scuote le anime e risveglia l’istinto. È Lemmy che, da qualche parte, ancora ride sotto i baffi, accende un’altra sigaretta e urla, come fece qualcuno tempo fa: “Play it fucking loud”.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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