giovedì, Febbraio 12, 2026
Il Parco Paranoico

Ma che vogliono questi poveri comunisti?

Mik Brigante Sanseverino Dicembre 15, 2025 Parole Nessun commento su Ma che vogliono questi poveri comunisti?

Ma che vogliono questi poveri comunisti?

Perché protestano? Perché alzano la voce, occupano piazze, corridoi, facoltà? Perché non accettano, in silenzio, le regole imposte dall’alto, con il tono paterno di chi ti spiega che è “per il tuo bene”, mentre, nel frattempo, ti chiude la porta in faccia?

Intanto, altrove, le onde elettromagnetiche si piegano — persino loro, così obbedienti — nello spazio oscuro, gelido e silenzioso delle forze invisibili dell’universo. La fisica, quella vera, audace e indifferente all’ego umano, continua a tracciare traiettorie imprevedibili che la mente comune ignora. Tranne, ovviamente, quella di Roberto Burioni e dei suoi compagni di classe del liceo: perché si sa, c’è sempre qualcuno che “sa”,  qualcuno che “ha capito tutto”, “un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate” e a spiegarti la realtà come fosse un problema di algebra elementare, possibilmente dandoti anche dell’ignorante mentre lo fa.

Ai tempi miei — ci viene ripetuto — era tutto più sano. Più difficile. Più meritocratico. Tutti più preparati, più studiosi, più pronti al sacrificio. Peccato che quei tempi gloriosi fossero il 1981: un’epoca in cui non esistevano test d’ammissione, né veri, né finti, come quelli che oggi il nostro governo sostiene di aver abolito. Un’epoca in cui ci si iscriveva a Medicina senza passare da quiz a crocette, algoritmi, selezioni camuffate e retorica da guerra tra poveri.

Burioni si iscrive alla Cattolica — università privata, dei preti, rispettabilissima — dove oltre alle materie scientifiche, evidentemente, si apprende anche una certa postura morale: quella dell’arroganza pedagogica, del dito puntato, del sarcasmo rivolto sempre verso il basso, mai, ovviamente, verso il potere.

E qui entra in scena Anna Maria Bernini, con parole che riescono nell’impresa di essere insieme offensive, classiste e incredibilmente sincere: sincere perché rivelano cosa pensa davvero una certa élite di studenti, giovani, lavoratori, pensionati, corpi non allineati. Non cittadini, ma intralci. Non futuro, ma fastidio.

Ormai conosciamo bene questo schema narrativo, lo abbiamo visto ripetersi fino alla nausea:

  • se la gente non vota per me → è stupida, ignorante, manipolata;
  • se i lavoratori scioperano → vogliono solo il weekend lungo;
  • se i treni sono allo sbando → colpa dei cinghiali, dei suicidi, del destino cinico e baro;
  • se gli studenti protestano → sono fannulloni, invidiosi, comunisti (sempre loro).

È una realtà rovesciata come un disco messo al contrario. E a proposito di dischi: questa storia suona terribilmente punk. Non il punk da posa, ma quello sporco, ironico, rabbioso, contaminato. Quello che prende il potere e lo ridicolizza. Quello che dice che l’autorità non va spiegata, va messa in discussione. C’è dentro l’urgenza dei CCCP, la sfrontatezza dei Negazione, il sarcasmo degli Skiantos, il disagio di Rino Gaetano e della musica che nasceva proprio da qui: dall’essere esclusi, dall’essere giudicati, dal sentirsi dire che “non eri all’altezza”, mentre qualcun altro decideva le regole del gioco e vinceva, indisturbato, la partita. Canzoni perfette per accompagnare una riflessione civica sul merito, sui privilegi e sulle contraddizioni sociali, tra satira, critica politica e un senso di affetto per il “popolo reale”.

Gli studenti che protestano oggi non stanno chiedendo scorciatoie. Stanno chiedendo verità. Stanno dicendo che il merito non può essere una parola usata come manganello. Che l’accesso alla conoscenza non può dipendere dal conto in banca, dalla fortuna, dalla capacità di rispondere in trenta secondi a una domanda scritta male. Stanno facendo quello che la musica alternativa ha sempre fatto: disturbare il silenzio complice e compiacente.

E allora sì, continuiamo pure a chiederci “che vogliono questi poveri comunisti“. Forse vogliono solo un mondo in cui studiare non sia più un privilegio. Un’università che non selezioni per umiliazione. Un sapere che non parli con la voce boriosa di un virologo.

E magari — orrore — anche un po’ di dignità.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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