Renee Nicole Good non era arrabbiata. Ed è proprio questo il problema.
Non urlava. Non minacciava. Non spaccava vetrine. Non aveva armi, slogan, passamontagna.
Renee Nicole Good era una persona. Una donna. Una madre. Una cristiana.
Una di quelle persone che il potere dice di amare e difendere — a parole — mentre arma il grilletto. Una di quelle che assomigliano, dannatamente, alla “brava gente” che i governi occidentali utilizzano, sistematicamente, come alibi morale per ogni loro porcheria repressiva. Proprio come la Giorgia dei “palazzinari”: tutta Dio, patria e famiglia…
Renee Nicole Good è stata uccisa da un agente dell’ICE. Freddamente. Burocraticamente. Legalmente, secondo loro.
Senza che avesse fatto nulla. Non aveva minacciato nessuno, non aveva ostacolato nessuno, non aveva messo in pericolo nessuno.
Il suo crimine, molto probabilmente, era essere lì. Guardare. Osservare. Tenere gli occhi aperti.
Era un’osservatrice legale. Una testimone. Una presenza fastidiosa, mentre gli sbirri federali setacciavano il quartiere, come predatori, annusando la paura, gli accenti sbagliati, i colori sbagliati, i documenti incompleti o mancanti. Una caccia all’uomo, in versione democratica.
Renee Nicole Good è stata ammazzata perché le importava degli altri.
Di chi vive accanto a noi. Di chi proviene da lontano. Di chi non ha il passaporto giusto. Di chi non ha il conto in banca giusto. Di chi non vale abbastanza per meritarsi di restare vivo.
È stata uccisa perché, ormai, guardare è diventato un atto sovversivo.
Perché testimoniare è diventato terrorismo.
Perché non abbassare lo sguardo è diventato un reato capitale.
E allora basta fingere stupore. Basta chiedere riforme a chi vive di repressione. Come possiamo aspettarci umanità, razionalità, legalità, democrazia o giustizia da un governo e da un presidente che non esitano ad ammazzare i propri cittadini quando dissentono? Quando osservano? Quando escono, anche solo di un millimetro, dal solco tossico, razzista e xenofobo tracciato dal grasso e prepotente maiale della Casa Bianca?
Questo non è ordine. È dominio.
Non è sicurezza. È terrore amministrato.
Non è legge. È violenza con il timbro ufficiale.
Lo Stato non vuole cittadini. Vuole corpi docili. Vuole teste basse. Vuole silenzio. E quando qualcuno guarda troppo a lungo, quando qualcuno continua a restare umano, in un sistema disumano, allora la risposta è sempre la stessa: piombo.
Come urlano le Lambrini Girls in “God’s Country”, nessuno è davvero al sicuro in questo cazzo di Paese di Dio. Non lo è chi attraversa un confine. Non lo è chi filma. Non lo è chi scrive. Non lo è chi studia. Non lo è chi protesta. Non lo è chi guarda.
La domanda non è se succederà ancora. Perché succederà. La domanda è: chi sarà il prossimo? Un immigrato? Un giornalista? Uno studente?
A Renee Nicole Good

























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