“Not Like Everybody Else” è un album che nasce da un gesto semplice e radicale: ricordare.
Ricordare Brian James, amico, compagno, architetto di un’idea di suono e di attitudine che i Damned non hanno mai smesso di incarnare. Non è un disco di inediti, ma una raccolta di cover; eppure, nulla qui suona come un esercizio di stile o come un’operazione nostalgica. È un omaggio vivo, pulsante, fatto alle canzoni che Brian James amava e che la band sceglie di attraversare senza violentarle, senza inchiodarle ad una posa punk caricaturale che ne appannerebbe il messaggio, né imbalsamarle in una fedeltà sterile e priva di elettricità.
I Damned fanno qualcosa di più raro e più difficile: lasciano che le canzoni li abitino. Le ascoltano, le respirano, ne colgono le crepe e le ombre, e poi ne accentuano quegli elementi che meglio dialogano con la loro storia, con il loro groove obliquo, con quelle vibrazioni da sempre sospese tra eleganza decadente e sfrontata irriverenza. Così “See Emily Play” dei Pink Floyd – barrettiana e visionaria già in origine – si trasforma in qualcosa di più oscuro e drammatico: un cielo blu profondo attraversato da lampi improvvisi, che illuminano il mondo per un istante e rivelano i volti reali
sotto le maschere inespressive. Volti indifferenti al tempo che passa, alle mode che si avvicendano come stagioni artificiali, e, soprattutto, allo spreco continuo di parole, svuotate di senso e gettate nel rumore virtuale e bellicoso dei nostri giorni.
Ogni brano è un lampo, e ogni lampo è parte di un tutto più grande: un mosaico di significati che emergono e scompaiono. I Seeds, gli Animals, gli Stooges, i Creation, i Rolling Stones, i Kinks, gli Yardbirds, i Pink Floyd: nomi che non sono semplici riferimenti sonori, ma correnti sotterranee. I Damned mescolano rock ’n’ roll, blues-rock e psichedelia con la loro attitudine punk-rock, arrogante quanto basta, consapevole quanto serve. È un tributo, sì, ma anche una dichiarazione musicale netta e seducente.
Perché il punk – questo disco sembra ricordarcelo con forza – non avrebbe mai funzionato se fosse stato solo un corpo avulso, un fenomeno modaiolo o solamente un rifiuto rabbioso delle politiche oppressive di un’epoca. Non avrebbe mai superato le porte del CBGB’s o le vetrine del negozio Sex se non fosse stato legato a un passato inquieto, a un’eredità emotiva, sentimentale, umana e sonora fatta di urgenza, di visioni, di futuro, di desiderio di spazio e di tempo. Un’eredità che persone schiacciate, marginalizzate, derise, tormentate, ma visionarie, si sono passate di anno in anno, di generazione in generazione, spesso senza rendersene conto, ma con la lucida percezione che il mondo, per come veniva – e viene – raccontato, concepito e costruito, stava e sta diventando un posto peggiore.
Un rovo di crudeltà, dentro il quale il punk – vecchio, insubordinato, irriverente, ingenuo, sincero e ferocemente immaturo – non solo può, ma deve ancora fare la differenza. “Not Like Everybody Else” non è un disco contro il tempo, ma è un disco che lo sfida, ricordandoci che certe scintille non si spengono, cambiano solo forma.





![Liars Tale, Kneecap [official video]](https://www.paranoidpark.it/wp-content/uploads/2026/01/em8cMoCkiY8YaUhait8V26-1200-80-140x90.jpg)




















Comments are closed.