domenica, Aprile 19, 2026
Il Parco Paranoico

We don’t need NO thought control

Mik Brigante Sanseverino Marzo 22, 2026 Parole Nessun commento su We don’t need NO thought control

We don’t need no thought control.

Non abbiamo bisogno di una mano invisibile che stringa la nostra libertà fino a farla diventare disciplina, fino a trasformarla in obbedienza. Non abbiamo bisogno di vivere in uno stato di emergenza permanente, in una tensione continua, in una guerra che non finisce mai, ma che, anzi, viene alimentata, giorno dopo giorno, come un fuoco sacro, indispensabile e intoccabile. Eppure, è questo che ci viene chiesto: accettare la paura come condizione naturale, accettare il nemico come necessità, accettare il controllo dall’alto come protezione.

Ci chiedono di fidarci — sempre — di un gruppo ristretto di uomini stanchi, settantenni egocentrici e permalosi, che straparlano di pace e sicurezza, mentre costruiscono instabilità, evocando false minacce, mentre consolidano il proprio potere. Con la scusa dei nemici alle porte, si arrogano il diritto di fare ciò che vogliono. E noi dovremmo chiamarla democrazia.

Ci hanno insegnato — con determinazione, con insistenza, con ipocrisia — che il nostro stile di vita è il migliore possibile. Il più libero. Il più giusto. Il più democratico. Un modello universale, esportabile ovunque, come una merce di lusso da imporre anche a chi non l’ha mai richiesta. E così abbiamo finito per credere che ogni popolo del mondo sogni di diventare una copia sbiadita di questo modello. Che ogni cultura aspiri a dissolversi in un unico stampo. Che la diversità sia solo un errore da correggere.

E, se per accelerare questo processo, occorrono bombe, missili, distruzioni, genocidi… allora va bene. Perché, ci dicono, alla fine, ci ringrazieranno.

Ma siamo davvero convinti di questo? Crediamo davvero che la libertà possa essere imposta? Che la democrazia possa nascere sotto le macerie?

C’è una violenza che non si vede subito, perché si traveste da missione. Una violenza che si racconta come destino. Una violenza che si autoproclama giusta perché si sente divina. Gli Stati Uniti — oggi — non rappresentano soltanto una nazione, ma una pericolosa visione: una politica ed un’economia che, troppo spesso, si muovono in base ad istinti neo-colonialisti, convinte di incarnare un diritto superiore. Una convinzione che non è poi così distante, nella sua struttura mentale, da quella delle teocrazie che tanto si dichiarano di voler combattere.

Quando si crede di essere lo Stato di Dio, ogni limite cade. Il diritto internazionale diventa un ostacolo fastidioso. Le regole, un dettaglio aggirabile. Le vite degli altri, numeri sacrificabili.

E allora accade che si possa bombardare senza esitazione, che si possano colpire innocenti, che si possano uccidere bambine che avevano una sola colpa: vivere troppo vicino a ciò che noi abbiamo deciso essere un bersaglio. Nel frattempo, mentre fuori si combattono guerre “necessarie”, dentro si combattono battaglie ideologiche. L’America conservatrice e le sue innumerevoli eco europee — tra cui quella italiana — lavorano per riportare indietro l’orologio della storia.

Si attaccano i migranti. Si combatte il femminismo. Si svuotano le politiche ambientali. Si restringono i diritti civili. Si mette in discussione persino il diritto di scegliere sul proprio corpo. Parlano, ossessivamente, di confini nazionali, ma sono i primi a svenderli al più forte. Si proclamano sovranisti, ma praticano la subordinazione. Non scelgono: si adeguano. Non guidano: seguono. Non rappresentano: compiacciono.

E in questo scenario, una classe politica fragile, impreparata, spesso pavida e interessata soltanto alla propria sopravvivenza, come quella italiana, costruisce architetture di potere sempre più chiuse. Sistemi pensati non per servire i cittadini, ma per proteggere sé stessi. Leggi, regole, riforme: tutto viene piegato ad un unico obiettivo — restare. Restare al potere. Restare al riparo. Restare intoccabili.

In Italia, queste tendenze prendono forma concreta: il premierato forte, i premi di maggioranza, la divisione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Tre teste di uno stesso mostro. Un mostro che non urla, non si impone con la forza evidente, ma avanza lentamente, normalizzandosi. Rendendo la democrazia sempre più debole, più opaca, più controllabile. Trasformandola in una forma vuota, pronta ad essere riempita dal potere di turno.

Ed è per questo che oggi non basta dissentire sottovoce. Non basta dubitare. Non basta aspettare. Oggi bisogna dire NO.

NO al controllo del pensiero. NO alla paura come strumento politico. NO alla guerra permanente elevata a sistema. NO alla cultura del nemico come fondamento della società. NO alla subordinazione mascherata da alleanza. NO a queste Destre messianiche ed apocalittiche, prive di qualsiasi autentico principio liberale. NO a un mondo che scivola verso nuove ortodossie, nuove verità assolute, nuovi dogmi. NO a tutto ciò che prova a cancellare l’eredità dell’Illuminismo: il dubbio, la critica, la libertà.

Dire NO, oggi, non è un gesto di opposizione sterile. È un atto di responsabilità. È un atto di lucidità. È un atto di resistenza.

Perché la libertà, quella vera, non ha bisogno di essere esportata con le armi. Ha bisogno di essere difesa, ogni giorno, da chi rifiuta di consegnarla — silenziosamente — nelle mani del potere. E allora diciamolo, senza paura, senza compromessi, senza esitazioni: NO.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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