giovedì, Agosto 13, 2026
Il Parco Paranoico

Fare fuoco sulla memoria [25 Aprile]

Mik Brigante Sanseverino Aprile 25, 2026 Anniversari Nessun commento su Fare fuoco sulla memoria [25 Aprile]

Ogni ribellione individuale, anche la più piccola, anche quella che può sembrarci insignificante o non determinante, in realtà apre un varco. Mostra un passaggio. Indica una direzione.

Può diventare la prima spinta di qualcosa che va oltre, di fenomeni e di movimenti molto più grandi, più profondi, più duraturi. Così, quegli atti che appaiono scordinati, disordinati, perfino eccessivamente soggettivi, finiscono per entrare in un processo più ampio, spesso inconsapevole: un processo che, un tempo, sfidava re e tiranni e che, oggi, di generazione in generazione, continua a urlare la propria dignità. Urla contro un potere che ha cambiato volto, ma non intenzioni. Un potere che si presenta con una facciata sorridente, attraente, seducente — quella delle nuove tecnologie, dell’intrattenimento continuo, della connessione permanente — ma che, sotto, conserva la stessa antica pulsione: mordere, incutere paura, esercitare la propria volontà fino a trasformarla in una volontà comune.

La libertà, o quel che ne rimane, non è quella delle targhe commemorative. Non è quella che si celebra e si archivia. È quella che si muove. Che corre. Che procede lungo i binari della Storia, incurante della fine, anche quando quella fine può essere la morte. Perché nessuno può obbligare il nostro spirito a essere altro da sé. Nessuno può costringerlo ad annullarsi dentro ciò che, per molti, è diventato una sorta di museo: un luogo immobile, rassicurante, ordinato. Ma la realtà è altrove, sempre altrove. Quel museo ideologico, quel luogo di nostalgia, è il simbolo di una libertà svuotata. Immobile. Grigia.

Una libertà che finisce per diventare funzionale a un regime che non ha più bisogno della brutalità esplicita, della violenza visibile. Un regime che agisce attraverso l’arma più meschina: la distrazione, la disillusione, la superficialità, l’ignoranza. È così che si insinua l’idea più pericolosa: che esistano più Storie. Che la Storia sia una questione personale, familiare, quasi privata. Che ognuno possa scegliere la versione che preferisce, come si sceglie un racconto qualsiasi.

Ma la Storia non è una scelta. La Storia è vera o è falsa. E l’unica Storia vera possibile racconta di un popolo stanco, diviso, impoverito, brutalizzato, che, a un certo punto, ha scelto di liberarsi da un regime folle che lo aveva trascinato in una guerra infame. Racconta anche, però, che alcuni scelsero, comunque, di difendere e combattere per quel regime. Scelsero quella guerra, quelle divise nere, quelle leggi razziali.

Non furono uguali allora. Non lo sono oggi. Non lo saranno mai.

Eppure, oggi, qualcuno prova a confondere le linee, a sfumare i confini, a rendere tutto indistinto. Anche perché il nemico non è più evidente, non ha più un volto preciso. E allora la libertà ci appare garantita, normalizzata, istituzionalizzata. Quasi impossibile da perdere. Crediamo che i nuovi diritti individuali bastino a proteggerci, mentre quelli sociali si stanno sgretolando, uno dopo l’altro, in silenzio. E senza accorgercene, torniamo verso una società di caste: pochi ricchi, moltissimi poveri, divisi tra loro, spesso in lotta gli uni contro gli altri. Come se il conflitto dovesse essere interno. Come se il nemico non esistesse più — o peggio, come se fossimo noi stessi.

E allora no, non basta ricordare. Non basta sapere. Bisogna scegliere. Ancora. Ogni volta. Perché la libertà non è qualcosa che si eredita. È qualcosa che si prende, che si difende, che si espone. Anche quando fa paura. Anche quando si è soli. Anche quando sembra inutile. Perché è sempre da lì che comincia tutto. Da un gesto minimo. Da una deviazione. Da un rifiuto. E da quella linea sottile che separa chi subisce da chi resiste. E allora, se davvero esiste ancora una possibilità, se davvero esiste ancora una direzione, non può che passare da qui.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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