venerdì, Agosto 14, 2026
Il Parco Paranoico

Reality Star, Surfbort

Mik Brigante Sanseverino Maggio 14, 2026 Dischi Nessun commento su Reality Star, Surfbort

“Reality Star” dei Surfbort nasce, direttamente, dalla confusione del presente, la assorbe, la mastica e la restituisce sotto forma di detonazione sonora. È un album che sembra registrato dentro le fratture del nostro tempo: un miscuglio di punk-rock rumoroso, distorto, sporco di feedback e nostalgia, attraversato dal fantasma di quel sogno collettivo che, agli inizi degli anni Novanta, prometteva un mondo diverso e migliore. Un’illusione ingenua e bellissima, consumata, però, dal tempo come una vecchia fotografia lasciata troppo a lungo sotto un sole inesorabile e bruciante. Di quei propositi, oggi, restano soltanto schegge. Le rivoluzioni che avrebbero dovuto spalancare nuove possibilità si sono, spesso, trasformate in rumore di fondo, inghiottite dal mercato globalizzato, svuotate, neutralizzate o, semplicemente, finite a puttane. Ed è proprio quel caos, quella frantumazione continua, che “Reality Star” decide di accogliere a piene mani, trasformandola nella propria identità sonora. Perché questa è la realtà dentro cui veniamo gettati ogni giorno: un vortice in cui ogni cosa sembra perdere consistenza, dove anche la ribellione rischia di diventare intrattenimento.

Eppure, dentro questa massa di distorsioni, continuano a sopravvivere vecchi bagliori. Gli ideali di libertà, anarchismo, rifiuto dei compromessi, il desiderio di una vita senza muri e barriere, senza pregiudizi e senza gerarchie, restano lì, all’orizzonte, come luci intermittenti che attirano verso di sé melodie febbrili, ritmiche selvagge e chitarre abrasive. Ma il presente racconta tutt’altro. Racconta una società dominata dall’alienazione, dalla solitudine e da divisioni sempre più profonde; racconta un sistema economico che allarga, continuamente, il divario tra chi possiede tutto e chi lotta ogni giorno semplicemente per sopravvivere.

È qui che emerge tutta la forza di “Alien”, probabilmente il cuore emotivo dell’album. I Surfbort si tuffano senza protezioni dentro le lacerazioni del mondo contemporaneo, trasformando rabbia, frustrazione e senso di ingiustizia in energia pura. C’è la consapevolezza di abitare, comunque, il lato privilegiato della barricata — New York resta uno dei centri nevralgici del folle potere globale — ma proprio per questo la band sceglie di non abbassare il volume. Anzi, lo alza ancora di più. In un’epoca in cui tutto tende a essere silenziato, anestetizzato o reso innocuo, i Surfbort scelgono di farsi sentire, anche contro chi vorrebbe cancellare ogni voce fuori dal coro. Tra vibrazioni positive e melodie rabbiose, tra sarcasmo, slogan taglienti e improvvise aperture emotive, “Reality Star” evita la trappola della semplice nostalgia punk-rock. Non è un disco che guarda al passato per rifugiarsi dentro vecchie mitologie, ma per recuperare qualcosa che sembra essersi perso: il ruolo sociale del punk. Perché il punk, prima ancora di essere un genere musicale, è stato un modo di guardare il mondo. Un linguaggio nato per disturbare, per incrinare le superfici, per raccontare chi restava fuori dall’immagine patinata del benessere occidentale.

Ed è forse questo l’aspetto più importante del disco: ricordarci che il punk non dovrebbe mai ridursi a estetica, moda o caos fine a sé stesso. Il punk vive davvero soltanto quando riesce ancora a mettere a disagio, a evocare fantasmi scomodi — nichilismo, rabbia, egoismo, odio, razzismo — costringendoci, però, a guardarli dritto in faccia, per capire quanto profondamente essi abitino la nostra società. In questo senso, “Reality Star” non offre illusioni consolatorie, ma urla dentro e contro le contraddizioni del presente, tentando almeno di impedire che le voci più cattive del mondo finiscano per coprire del tutto quelli che, per adesso, restano i sussurri di una coscienza collettiva.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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