Quello che raccontano John Lydon e i Public Image Ltd è un mondo senza compromessi. Un mondo che non cerca scorciatoie, che non indossa maschere per risultare più accettabile, che non sente il bisogno di dichiarare appartenenze o di sventolare bandiere per giustificare la propria esistenza. La loro musica continua a essere ciò che è sempre stata: divertimento, provocazione, critica sociale pungente e feroce, uno sguardo lucido e tagliente gettato sulle contraddizioni del presente. Ai PIL non interessa schierarsi da una parte o dall’altra del recinto. Non ne hanno mai avuto bisogno. Fedeli all’attitudine più autentica e originaria del punk, attraversano il tempo senza caricarsi sulle spalle il peso delle aspettative altrui o di una qualsiasi eredità ideologica. Così, anche nella serata milanese dell’Alcatraz, Lydon e compagni attraversano gli incendi quotidiani del nostro tempo, le notizie più cupe, le ombre fameliche che si allungano sulle nostre vite indaffarate e sempre più fragili, con il loro consueto piglio: deciso, disinvolto, disilluso, eppure incredibilmente vivo.
Uno sguardo che non pretende di insegnare nulla a nessuno, ma che continua a rivendicare il diritto di scegliere senza preconcetti, senza dogmi e senza padroni.
Le ritmiche ipnotiche e incalzanti della band costruiscono un paesaggio sonoro perfetto per la voce di John Lydon. Una voce che non cerca la perfezione, ma la verità. Ogni parola viene sputata fuori dopo l’altra, come un frammento di un’esperienza vissuta, mentre il cantante guarda negli occhi il pubblico presente. Dietro il personaggio, dietro l’icona, dietro il mito che la storia ha contribuito a costruire, emerge, costantemente, l’uomo: quello che vive, soffre, sbaglia, scherza, si arrabbia, ride e si rattrista. Ed è impossibile ignorare ciò che aleggia attorno alla sua figura. La storia dei Sex Pistols continua a essere una presenza costante, quasi uno spettro maledetto che accompagna ogni apparizione di Lydon. Quello che hanno raccontato e soprattutto ciò che hanno rappresentato — come rottura culturale, sociale, politica e musicale — rimane qualcosa di irripetibile e, ancora oggi, dannatamente presente nell’immaginario collettivo.
Eppure i Public Image Ltd sono sempre stati altro. Qualcosa di più complesso, più ambiguo, più sfuggente. Le loro canzoni non si limitano alla rabbia frontale del primo punk: diventano una sorta di trance onirica, una dimensione sospesa nella quale convivono inquietudine, ironia, dolore, sarcasmo e desiderio di libertà. Intercettano emozioni e stati d’animo che il punk delle origini, spesso, non riusciva nemmeno a nominare. Raccontano le crepe della normalità, le fragilità che si nascondono dietro le abitudini quotidiane, le contraddizioni che abitano ogni essere umano. I PIL, queste fratture, le conoscono bene. Le vivono, le combattono,
le accettano. Non si nascondono dietro artifici, non costruiscono personaggi rassicuranti, non cercano di apparire migliori di ciò che sono. Al contrario, rivendicano con orgoglio la propria intimità, le proprie passioni, le proprie imperfezioni visibili ed invisibili. Ed è proprio questa sincerità brutale a rendere, ancora oggi, la loro proposta così attuale e necessaria.
La serata milanese regala una serie di momenti destinati a restare impressi nella memoria. La travolgente cover di “Open Up” dei Leftfield esplode come una scarica dance che attraversa la sala. “Rise” continua a essere un manifesto bruciante e veemente, una dichiarazione d’indipendenza che non ha perso un grammo della sua forza originaria. “Warrior” avanza con energia irresistibile, mentre “This Is Not A Love Song” dimostra, ancora una volta, come i PIL siano riusciti a trasformare il dubbio, l’ambiguità e la provocazione in autentica arte popolare. Sono canzoni che restano scolpite dentro perché reclamano uno spazio libero da ogni compromesso. Rivendicano una libertà assoluta, per certi versi anarchica, che rifiuta di piegarsi alle certezze prefabbricate di qualsiasi ente, governo, istituzione, predicatore, presidente o guru di turno. Una libertà che diffida di chiunque pretenda di essere più bello, più forte, più intelligente o semplicemente più giusto degli altri.
No. I Public Image Ltd sono altro. Sono il diritto di dubitare. Sono il diritto di contraddirsi. Sono il diritto di sbagliare. Ed è proprio per questo che, dopo tutti questi anni, continuano a risultare così incredibilmente veri.






















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