“Inferno” è un album cosmico che sceglie, deliberatamente, di volgere lo sguardo verso l’inconscio, appropriandosi di simboli e archetipi che richiamano un universo magico e soprannaturale. Un mondo che vive accanto al nostro da sempre, parallelo e silenzioso, ma che, troppo spesso, dimentichiamo, sommersi dal frastuono che accompagna le nostre esistenze. Il rumore incessante degli impegni quotidiani, la tirannia delle notifiche, la sovrabbondanza di dati e di informazioni che riempiono ogni attimo, ogni pausa, ogni spazio lasciato libero alla contemplazione, finiscono per soffocare quella dimensione invisibile che continua a pulsare sotto la superficie del reale.
“Inferno” percorre invece la direzione opposta. Non guarda verso la luce artificiale degli schermi, ma verso le fessure, gli angoli nascosti, le cavità oscure della percezione. Si addentra nei territori sospesi tra la veglia e il sonno, nei domini cari a Morfeo, dove la logica perde rigidità e i contorni del mondo diventano più fragili, porosi, attraversabili. È proprio lì che la musica dei Boards Of Canada si manifesta come una soglia, un passaggio segreto tra dimensioni contigue eppure estranee, una chiave capace di aprire porte che normalmente restano chiuse. L’ascolto diventa, allora, un rito di attraversamento. Un viaggio che permette di raggiungere nuovi livelli di percezione, di dare, finalmente, un volto ai fantasmi che abitano la memoria, di smascherare le menzogne che indossiamo e decodificare i simboli e gli indizi disseminati lungo il percorso. Ogni brano sembra suggerire l’esistenza di una trama nascosta, di una geometria invisibile che governa il cosmo e la coscienza allo stesso modo.
Le stesse leggi che regolano l’infinitamente grande delle stelle, delle nebulose e delle costellazioni sembrano riflettersi nell’infinitamente piccolo degli atomi e delle particelle invisibili che costituiscono ciò che chiamiamo realtà. Una realtà che si rivela, simultaneamente, magia e matematica, fisica e mistero, intuizione e dimostrazione. Un intreccio continuo di ipotesi, linguaggi, fantasie, legami chimici, scelte, atti di fede, dubbi, osservazioni, esperienze e sogni. È da questa materia primordiale che i Boards Of Canada estraggono le loro trame sonore. Ambient dilatato, divagazioni lisergiche, elettronica visionaria, echi space-rock e ritmiche che improvvisamente assumono una forma corporea e danzante si fondono in un’unica corrente percettiva. La musica non procede in linea retta, ma si
espande come una costellazione, come un organismo vivente che cresce seguendo connessioni misteriose e imprevedibili. “Inferno” finisce così per assumere la forma di un’immensa colonna sonora dell’esperienza umana. Un punto di contatto tra l’essere umano e l’universo. Uno sguardo rivolto al buio delle nostre anime inquiete, ma anche alla vastità che si estende oltre di noi. È un cammino che rifiuta la linearità e accetta l’incertezza come parte integrante della conoscenza. È il tentativo di rivolgere una domanda al mondo artificiale delle macchine, di stabilire un dialogo con una dimensione altra regolata da impulsi elettronici e architetture sintetiche.
I synth diventano allora stelle artificiali. L’idrogeno risuona come una nota primordiale dispersa nel vuoto cosmico. E la musica — nostra testimonianza, nostra traccia, nostra domanda irrisolta — continua a diffondersi attraverso i meandri più remoti dello spazio, come un segnale lanciato nell’oscurità. In questa prospettiva ogni suono diventa una dichiarazione di esistenza. Ogni melodia è il tentativo di lasciare un’impronta, di comunicare qualcosa di essenziale a chiunque, da qualche parte, possa essere in ascolto. Che si tratti di un essere umano, di una macchina o di una coscienza sconosciuta dispersa tra le stelle, ciò che conta è la possibilità della relazione, dell’incontro, della risonanza. E così “Inferno” si trasforma in una ricerca di contatto. Un invito ad attraversare il buio senza timore, ad abbandonare le credenze che ci ossessionano e ci immobilizzano, a riconoscere il mistero senza pretendere di dominarlo. Perché nell’oscurità non si nasconde necessariamente una minaccia: può celarsi una possibilità, una scoperta, una nuova forma di comprensione. I Boards Of Canada sembrano saperlo bene. Per questo continuano a inviare i loro segnali nel cosmo, costruendo ponti tra il visibile e l’invisibile, tra il sogno e la materia, tra la memoria e l’infinito. E noi, in ascolto, non possiamo fare altro che seguirli, lasciandoci guidare da quelle frequenze primitive che attraversano il silenzio e ci ricordano che, nonostante tutto, siamo ancora qui a cercare qualcuno con cui condividere la meraviglia.




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