mercoledì, Luglio 22, 2026
Il Parco Paranoico

Fantasia, Slift

Mik Brigante Sanseverino Giugno 5, 2026 Dischi Nessun commento su Fantasia, Slift

“Ilion” era stato un viaggio attraverso una galassia oscura, un’immersione in una materia cosmica instabile, dove il caos sembrava sfidare, continuamente, le leggi dell’ordine e dell’equilibrio. Gli Slift avevano attraversato quella tempesta astrale senza esserne travolti, piegandola alla propria volontà creativa e trasformandola in una delle esperienze più travolgenti e totalizzanti del rock contemporaneo. Ma quella dimensione torbida e inquieta appartiene, ormai, al passato. Il loro incessante vagabondaggio tra le stelle li ha condotti altrove. Con “Fantasia”, la band francese approda in una regione nuova del proprio universo sonoro: una dimensione più fluida, nella quale le trame psichedeliche e space-rock che hanno definito la loro identità si aprono a divagazioni sperimentali di matrice post-rock, a costruzioni progressive che sembrano disegnare orbite ellittiche attorno a ricordi, intuizioni e percezioni provenienti da un tempo che, forse, non è mai esistito davvero, se non nel sogno, nella fantasia, nell’immaginazione.

Ogni brano appare, appunto, come un frammento di un sogno condiviso. Le melodie, a volte, si fanno più morbide e avvolgenti, i paesaggi sonori acquistano profondità e sfumature inedite, mentre improvvise accelerazioni, talvolta rabbiose e urlate, interrompono istantaneamente l’incanto. Non sono semplici esplosioni di energia: sono richiami alla vigilanza. Sono il promemoria che nessuna conquista è definitiva, che ogni passo compiuto verso la pace, la giustizia o l’equità resta, costantemente, minacciato da forze retrograde il cui unico scopo è il controllo. Non importa quale sia il prezzo da pagare. Non importa se questo desiderio di dominio conduce a un mondo devastato, trasfigurato, ridotto in macerie o svuotato della propria umanità. Per chi esercita il potere, l’essenziale è continuare a possederlo. Ed è proprio contro questa pulsione distruttiva che “Fantasia” sembra ergersi come un atto di resistenza immaginativa, onirica e lisergica.

L’album diventa così un accumulo di stati d’animo, tensioni e visioni. È il tentativo di spezzare l’immobilismo del presente, di spostare l’asse del mondo e trasformare ciò che oggi appare soltanto come il sogno, l’intuizione o l’utopia in qualcosa di tangibile, praticabile e reale. Le sue architetture sonore si muovono continuamente tra passaggi metallici e abrasivi, improvvise impennate ritmiche, aperture epiche che richiamano la grande tradizione delle ballate rock e momenti più sulfurei, incandescenti, nei quali il suono sembra liquefarsi e rinascere. Ma il cuore più profondo di “Fantasia” si trova forse altrove. Si trova nelle terre del sogno.

In un’epoca che considera l’immaginazione una fuga e il pragmatismo una virtù assoluta, gli Slift sembrano ricordarci che il sogno è sempre stato il primo territorio della trasformazione. Nessun cambiamento reale nasce dalla semplice accettazione dell’esistente. Ogni rivoluzione, ogni conquista sociale, ogni forma di emancipazione è stata prima immaginata da qualcuno. Prima di diventare realtà è stata una visione, un’illusione, un’idea apparentemente impossibile. Le terre del sogno non sono, dunque, un rifugio dalla realtà, ma il laboratorio segreto in cui la realtà stessa viene reinventata. Sono luoghi nei quali paure, fobie, ossessioni e tormenti possono, finalmente, mostrarsi senza maschere, rivelando, al tempo stesso, la loro controparte più preziosa: una forza creativa inesauribile. È da quelle regioni remote e insondabili che nascono la musica, le immagini, il cinema, la letteratura, la poesia, la fantasia e tutte le forme di bellezza capaci di opporsi alla brutalità del mondo.

“Fantasia” non cerca di reprimere quelle ombre interiori. Le accoglie, le attraversa e le trasforma in energia. Perché proprio là dove si nascondono le nostre inquietudini risiede anche la possibilità della rinascita. E gli Slift sembrano aver compreso che, se esiste ancora una speranza per un mondo sempre più dominato dal controllo, dalla paura e dalla devastazione, essa passa, inevitabilmente, attraverso la capacità di immaginare altro. Portare le terre del sogno sulla Terra: è questa la vera missione di “Fantasia”. Un disco che non si limita a essere ascoltato, ma invita a guardare oltre l’orizzonte del presente, ricordandoci che l’immaginazione non è l’opposto della realtà. È il primo passo necessario per cambiarla.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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