mercoledì, Ottobre 14, 2026
Parco Paranoico

Ellroy Vs L.A., Calibro 35

Mik Brigante Sanseverino Ottobre 9, 2026 Dischi Nessun commento su Ellroy Vs L.A., Calibro 35

I Calibro 35 sono, oggi, probabilmente, l’unica band al mondo capace di dare una consistenza sonora così evidente, forte, intensa e perfettamente definita alle atmosfere viscerali e oscure della letteratura e del cinema noir. Non si limitano a suggerirle, a riprodurne i cliché o a vestirle di una patina vintage: le rendono materia. Le fanno respirare, camminare, sanguinare. Per questo affidare alla band italiana la creazione della colonna sonora di un film dedicato a James Ellroy appare non soltanto una scelta riuscita, ma quasi inevitabile, come se quelle pagine e quella musica fossero destinate, prima o poi, a incontrarsi.

Perché da tempo i Calibro 35 hanno spostato gli equilibri. Hanno oltrepassato le marginali frontiere della musica italiana e si sono imposti come uno dei riferimenti globali quando si parla di immaginari cinematografici, funk-rock visionario e musica strumentale capace di costruire una narrazione autonoma. Una musica che non ha bisogno della voce per raccontare, perché possiede già una propria grammatica emotiva, una drammaturgia, una luce, un’ombra. È proprio questa la loro peculiarità: trasformare il suono in immagine e l’immagine in racconto.

Nelle loro composizioni un nome smette di essere soltanto un nome. Acquista un volto, un corpo, una storia. Diventa qualcuno che ha idee, desideri, sogni, paure, ossessioni. Qualcuno che potrebbe nascondersi dietro una finestra illuminata nel cuore della notte oppure attraversare una strada deserta mentre, in lontananza, lampeggiano le luci di una volante. E intorno a lui prende forma quell’accattivante miscela di sonorità notturne, lisergiche, ipnotiche e sperimentali che i Calibro 35 hanno costruito negli anni, muovendosi attraverso territori apparentemente eterogenei: jazz e psichedelia, funk e afro-beat, rock e musica per il cinema. Eppure nulla, nella loro musica, sembra mai riducibile a una semplice definizione di circostanza.

Non c’è genere che riesca davvero a contenerli e, soprattutto, non c’è in questa pluralità di linguaggi alcun melting fasullo ed artificioso, costruito per esigenze commerciali, mode passeggere o qualche superficiale necessità di apparire contemporanei. I Calibro 35 seguono, semplicemente, il proprio schema. Uno schema che, disco dopo disco, muta e si evolve, si trasforma e si adatta, ma che, contemporaneamente, piega a sé le narrazioni che incontra, fino a farle diventare parte integrante della propria musica. Non illustrano una storia: la assorbono. Ed è esattamente ciò che accade in “Ellroy Vs L.A.”.

Un punto nero. Un minuscolo fotogramma. Una parola che continua a risuonare nella mente. La notte che fagocita le strade della città. Un uomo che cammina da solo verso le luci flebili di un locale. Una porta socchiusa. Il neon di un’insegna. Un corpo che, forse, giace da qualche parte, fuori dall’inquadratura. E poi uno scrittore che inventa le proprie storie intrecciando realtà e fantasia, crimini realmente commessi e ossessioni private, violenza pubblica e paure inconfessate nascoste nel proprio animo inquieto. Tutto questo i Calibro 35 riescono a suonarlo. E, soprattutto, riescono a evocarlo.

È questa, in fondo, la loro formula magica: permetterci di vedere qualcosa che non è davanti ai nostri occhi. Trasformare una successione di note in uno spazio fisico, una città, un volto, una stanza, un delitto, un ricordo. Fare in modo che il basso possa diventare un passo nel buio, che una chitarra assuma la consistenza intermittente di una luce al neon, che le tastiere disegnino la geometria inquietante di una Los Angeles notturna e che la batteria scandisca non semplicemente il ritmo di una composizione, ma quello di una fuga, di un inseguimento, di un pensiero che non concede tregua. In “Ellroy Vs L.A.” questa formula acquista, però, un nuovo e sorprendente ingrediente: la parola.

Anche se di parole, nel disco, in realtà, non ce ne sono. Ed è proprio qui che il paradosso diventa affascinante. Perché non si tratta delle parole che, abitualmente, ci circondano, quelle che, troppo spesso, finiscono per trasformarsi in caos, rumore di fondo, baccano senza significato. Non sono parole pronunciate, spiegate o imposte. Sono parole che la musica lascia emergere dentro chi ascolta. Sono emozioni, percezioni, stati d’animo.

Parole invisibili capaci di passare da una persona all’altra senza essere pronunciate; capaci di rassicurare e, un istante dopo, incutere timore; di amare, desiderare, arrabbiarsi, sospettare. Parole che non descrivono Los Angeles, ma finiscono per costruirla dentro la nostra immaginazione. Ed è forse proprio qui che Ellroy e i Calibro 35 finiscono davvero per incontrarsi. Perché la Los Angeles di Ellroy non è mai soltanto una città. È una creatura contraddittoria e febbrile, splendida e corrotta, illuminata dal sole e, contemporaneamente, sprofondata in un’oscurità morale senza fondo. È il luogo nel quale sogno americano e incubo privato finiscono, continuamente, per confondersi; dove dietro la superficie scintillante possono nascondersi violenza, desiderio, potere, solitudine e paura.

I Calibro 35 prendono quella stessa città e la trasformano in frequenze. Non cercano di spiegarcela. Non ne disegnano una cartolina sonora. Ci camminano dentro. E noi la attraversiamo insieme a loro, mentre le strade diventano progressivamente più buie, i locali chiudono, le automobili scompaiono agli incroci e rimane soltanto quella strana sensazione che qualcosa sia appena accaduto — oppure stia per accadere. Da qualche parte, nella notte di Los Angeles, James Ellroy continua a scrivere. I Calibro 35, semplicemente, suonano ciò che lui vede.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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