giovedì, Ottobre 15, 2026
Parco Paranoico

Everything Goes Through The Light, Stella Diana

L’ottavo disco degli Stella Diana, “Everything goes through the light”, si accende come un improvviso bagliore nell’oscurità densa e conflittuale dei nostri giorni. Non un’oscurità quieta, ma un buio febbrile, carico di terrore e di incertezze, nel quale le nostre paure si amplificano fino a deformare ogni gesto, ogni atteggiamento, ogni speranza. Eppure, il numero otto, simbolo d’equilibrio e di infinito, ci appare come un monito, un invito silenzioso a ritrovare un’armonia ormai smarrita: la nostra stella, però, si è inclinata pericolosamente, come un corpo celeste prossimo al collasso, e i venti della distruzione paiono aver sopraffatto ogni residuo di empatia e ogni fragile scampolo di umanità.

Viviamo un tempo in cui la fame torna ad essere arma e strumento di potere, un mezzo feroce per annientare interi popoli, privandoli di futuro attraverso la morte dei propri figli. Non è solo questione di simboli o di segni cosmici: è la brutale concretezza delle azioni, delle scelte, delle compiacenze, degli accordi, degli affari. Sporchi, indicibili affari su cui lo shoegaze degli Stella Diana riversa la sua malinconica e veritiera luminosità, trasformando il dolore e la disillusione in un canto che non consola, ma, almeno, prova a resistere. È un disco che sembra sospeso tra la condanna del presente e l’attesa ostinata di un domani che possa suonare, finalmente, diverso: un ritorno, un rinnovamento, una possibilità di riscatto, una strada che si biforca e che ci invita a deviare dall’abisso.

I dieci brani che compongono l’album diventano così spazi sonori nei quali le nostre solitudini metropolitane trovano una cassa di risonanza. Quartieri deserti, piazze affollate eppure mute e indifferenti, città che non promettono più nulla se non conformismo e alienazione; e in questi scenari ci scopriamo automi, macchine, ingranaggi che misurano e che calcolano persino i sentimenti, mentre i legami si dissolvono, le parole si spengono e i sorrisi si fanno maschere. La musica degli Stella Diana, con le sue chitarre dilatate e la sua ipnotica nostalgia, squarcia questa aridità come un bagliore intermittente, ricordandoci che la luce non è mai del tutto estinta.

Ma cosa resta, allora? Forse solamente una spirale interminabile, il cerchio chiuso di una vibrante “Last Days”, che suona come un eco delle nostre vite sospese: ciò che poteva accadere e non è accaduto, ciò che ancora vorremmo vedere accadere. Una memoria del futuro, una speranza fragile, ma pur sempre una speranza. In fondo, “Everything goes through the light” è una lanterna accesa nel buio, un atto di coscienza poetica contro il vuoto vorace e famelico, un invito a guardare ancora verso quella luce che filtra, ostinata, nonostante tutto.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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