mercoledì, Ottobre 14, 2026
Parco Paranoico

All Inside Aquarium, Bodega

Mik Brigante Sanseverino Ottobre 10, 2026 Dischi Nessun commento su All Inside Aquarium, Bodega

I Bodega ritornano con un disco più melodico e luminoso, apparentemente meno abrasivo rispetto al passato, ma non per questo meno attento alle contraddizioni del presente. “All Inside Aquarium” osserva le vicende del nostro tempo e ne affronta le evidenti dissonanze attraverso un linguaggio più morbido e avvolgente, che, in diversi momenti, strizza l’occhio alle sonorità art-rock degli anni Ottanta, senza tuttavia rinunciare a quella tensione critica che ha sempre attraversato la musica della band newyorkese.

Sono dodici brani che seguono ciascuno una propria traiettoria, quasi fossero differenti punti di osservazione sullo stesso paesaggio umano e sociale. A tenerli insieme è, infatti, un medesimo sguardo indagatore sul mondo moderno, sulle sue storture, sulle sue ossessioni e sulle sue derive. Uno sguardo che, però, questa volta sembra voler andare oltre la semplice registrazione del disagio. Dietro la quantità di percezioni negative che, quotidianamente, riceviamo e accumuliamo, dietro la sensazione di vivere all’interno di una realtà sempre più ostile, frammentata e disumanizzata, i Bodega sembrano infatti intravedere un substrato silenzioso di speranza, qualcosa che non è ancora scomparso e che la musica può provare a smuovere e riportare in superficie.

È, forse, proprio da questa esigenza che nasce la scelta di sviluppare sonorità più morbide, solari e lineari, nelle quali la melodia acquista uno spazio maggiore. Non si tratta, semplicemente ,di cambiare pelle, quanto di cercare un’altra strada per recuperare quella coscienza collettiva, politica, civile e sociale senza la quale il pianeta sembra destinato a scivolare, sempre più facilmente, nelle mani di personaggi disumani, spietati e crudeli. Il pessimismo, dunque, non viene negato: viene attraversato, osservato e, per quanto possibile, contrastato attraverso la ricerca di una dimensione comunitaria che possa ancora opporsi alla brutalità del presente.

L’istinto sonoro dei Bodega si rivolge così soprattutto alle persone comuni, ai loro pensieri, alle loro paure, ai loro sentimenti, alle piccole forme di resistenza che continuano a sopravvivere nella quotidianità. Sono loro a diventare il centro emotivo di queste ballad rock, che rinunciano in parte alla veemenza diretta e tagliente delle precedenti sonorità post-punk per scegliere un linguaggio più aperto e comunicativo. L’attitudine, però, resta ambiziosa: cambiano i mezzi, non necessariamente il fine. La musica vuole ancora mettere in discussione, suggerire prospettive differenti, aprire le menti oltre che i cuori.

“All Inside Aquarium” presenta, quindi, una versione diversa dei Bodega, e proprio per questo potrà dividere chi nella band cercava, soprattutto, l’urgenza nervosa, gli spigoli e la fisicità del post-punk. Può piacere più o meno, ma sarebbe riduttivo interpretare questa trasformazione come una svolta commerciale, propagandistica o, peggio ancora, come una qualche forma di acquiescenza neo-liberista. Sembra nascere, piuttosto, dalla volontà di sperimentare un linguaggio musicale differente, di ampliare le possibilità espressive della band e, di conseguenza, anche di rivolgersi a un pubblico potenzialmente più vasto.

Aprirsi, però, non significa dimenticare. I Bodega sembrano conservare piena consapevolezza della strada percorsa, del luogo dal quale provengono e degli ideali politici e sociali che hanno alimentato la loro musica. Perché la fedeltà a sé stessi non consiste, necessariamente, nel ripetere all’infinito uno stesso suono, nell’indossare lo stesso vestito o nell’utilizzare sempre il medesimo lessico. Non è una questione di apparenze, formule o codici estetici da preservare a ogni costo. È, semmai, la capacità di rimanere fedeli a una serie di idee, convinzioni e prospettive anche quando cambia la forma attraverso cui vengono raccontate. Ed è probabilmente qui che va cercato il senso più profondo di “All Inside Aquarium”: nella possibilità che una musica meno aggressiva non sia, necessariamente, una musica meno radicale. Le idee possono assumere forme differenti senza perdere il proprio significato; la critica può rinunciare all’urlo senza diventare accomodante; la speranza può insinuarsi dentro le crepe di un presente oscuro senza trasformarsi in feroce ottimismo. I Bodega cambiano il modo di parlare, ma non sembrano aver dimenticato ciò di cui vogliono parlare. E, soprattutto, da quale parte continuano a guardare il mondo.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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